giovedì 1 dicembre 2011

LA LETTERA


Car* tutt*
 
Dopo la candidatura di Bologna all'organizzazione del prossimo Pride nazionale e dopo avere saputo che, a oggi, rimane l'unica città candidata, ho pensato che una riflessione comune dentro il movimento andava fatta per capire e definire insieme quali fossero oggi gli obiettivi del movimento, l'utilità dei pride nazionali e ripensare insieme strategie di lavoro e di lotta.
 
Con questo obiettivo, e in sintonia con Arcigay, Arcilesbica e Agedo nazionali sulla necessità di questa riflessione comune, vi invitiamo a una giornata di riflessione il giorno sabato 10 dicembre 2011 a Roma, via Buonarroti (CGIL) dalle 10.30 del mattino alla sera.  
 
Spero che questa riunione del movimento che ci auguriamo ampia e partecipata sia l'inizio di un nuovo percorso condiviso per strategie di lotte mirate ed efficienti con obbiettivi chiari e definiti.
 
Desidero spiegare perché è nata forte in me la necessità di questo confronto. Dopo 11 anni di attivismo, 10 pride nazionali di cui 8 con le Famiglie Arcobaleno (Grossetto il primo) e gli ultimi 3 nel comitato organizzatore, ho la sensazione che non possiamo continuare senza prima soffermarci a riflettere sull'utilità delle nostre mosse, collettive e non.
 
Partiamo dal presupposto che questa iniziativa non è CONTRO nessuno, ma è PER IL MOVIMENTO e PER i CITTADINI LGBTQI italiani. TUTTE e TUTTI.
 
In fatti, non ho nessun dubbio che Bologna offra tutto il necessario per realizzare un bellissimo Pride: rete forte di militanti agguerriti, appoggio delle istituzioni locali, cultura pro diversità ben ancorata, ecc… Solo che, e appunto per questo, non credo che un Pride a Bologna farà fare un balzo in avanti alla nostra causa.
 
Personalmente avrei preferito un Pride nazionale in una città del nord est, un Pride anche meno appariscente, più povero, più dimensionato, ma con un grande lavoro culturale sul territorio (convegni, mostre, films, incontri con le associazioni non lgbtq locali, ecc…) O in alternativa, a Catania o a Crotone o a Campobasso o a Cagliari o in qualunque città del sud.
 
Il Sud e il Nord-est sono due zone ancora fortemente isolate che hanno bisogno della presenza del movimento e di un forte e costante lavoro sul territorio. Un Pride nazionale lì può accendere una miccia, una luce e può dare avvio a un discorso più inclusivo e di accettazione. Tra l'altro, tra Zagabria e Copenaghen ILGA Europe ha scelto la prima per la conferenza del 2013, benché piu' povera e difficile rispetto alla citta' danese, proprio perché dove si ha tutto non c'è bisogno di tenere una manifestazione lgbt.
 
Dobbiamo discutere insieme su quale Pride vogliamo come movimento. Io penso che un Pride anche povero ma fatto dove è necessario davvero sia molto più importante che un Pride nazionale a Bologna. Ma aldilà di questa singola questione, di questo punto di partenza, è fondamentale credo, in queste circostanze politiche e culturali italiani, soffermarci un attimo e riflettere e smettere di sbattere alla cieca contro i muri.
 
In particolare auspico un dibattito partecipato nel movimento per rispondere a queste domande :
 
 - quali sono i nostri obiettivi oggi ?
 
 - come raggiungerli ?
 
 - a cosa serve oggi il Pride nazionale ?
 
 - a cosa pensiamo che debba servire  ?
 
 - se e perché deve essere itinerante ?
 
 - dove può servire davvero alla nostra causa e soprattutto come ?
 
 - quali mezzi di lotta collettiva e condivisa possiamo mettere in atto ?
 
 - siamo finalmente abbastanza maturi, responsabili e decisi per mettere su una Liga ? un Coordinamento ? che abbia come finalità l'organizzazione a nome di tutti dei grandi eventi di massa e/o culturali ? è auspicabile ? necessario ?
 
 - siamo pronti, ognuno in funzione delle proprie risorse umane e economiche, a partecipare a uno sforzo collettivo e condiviso a beneficio di tutt* ?
 
Gli ultimi Pride nazionali, compreso l'Europride, ci hanno certo regalato ognuno un grande momento di visibilità e una specie di catarsi enorme di gioia, orgoglio e condivisione, ma bisogna pure ammetterlo, quelle esperienze non hanno poi permesso di avanzare di un millimetro sulla via dei diritti ma neanche sono stati uno spunto per la riflessione politica e culturale fuori dai muri di "casa" ! mi chiedo allora se non dovremmo spendere soldi, energie e passione in progetti diversi o pensati diversamente con obiettivi precisi e condivisi.
 
In Famiglie Arcobaleno pensiamo che i pride nazionale possono essere uno strumento colossale per agevolare incontri con la società civile (penso a Torino, a Genova, Bari, Napoli) e grazie a dibattiti, mostre, conferenze, scambi di ogni genere, pensiamo che il Pride nazionale ha il compito di creare prima di tutto la cultura dell'apertura e dell'accoglienza. Penso che, nel nostro contesto attuale,  questa rimanga  la nostra vera mission come Movimento e che dovremmo tutt* diventare dei nuovi "missionari" laici e portare la conoscenza e lo scambio li dove non c'è.
 
Per realizzare questo però, chi è più isolato dovrà potere contare sulla buona volontà, la dedizione e il lavoro di tutti, nel movimento, specie delle grandi associazioni nazionali, in particolare di Arcigay nazionale, per primo, interlocutore fondamentale del movimento per la presenza capillare sul territorio dei suoi circoli e per le capacità organizzative e economiche di cui dispone.  
 
Mi auguro davvero in un riscontro su questa riflessione che rivolgo all'attenzione del movimento LGBTQI italiano e di chiunque abbia a cuore il perseguimenti dei nostri scopi culturali e politici.
 
giuseppina la delfa


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