alla prima lettura ho pensato: "Luigi mi sta raccontando una macabra e divertente storiella". Poi ti ho sentito e al telefono mi hai confermato tutto "per filo e per segno".
- Intanto come gruppo di confronto avete un buon parroco accompagnatore che ha uno strano modo di interpretare il confronto stesso.
- Non mi sembra nemmeno un erogatore di verità spirituali ed eccelse. Certo ha bene in testa la destinazione dei morti: tutti dritti in purgatorio. Ha tutta l'aria di sapere dov'è e com'è. Forse non ricorda che l'invenzione del purgatorio risale al secolo XI, come gli storici hanno dimostrato.
- Ma, a parte questa svista storica e teologica, un parroco dovrebbe almeno trarre una certa conoscenza della vita umana dal dialogo con i suoi parrocchiani: il vero purgatorio è la nostra esistenza quotidiana, dove non mancano mai momenti ed esperienze di vera purificazione del nostro cammino.
- Ma il vertice pastorale di questo vostro parroco non è, come si vede, la teologia... E' un contabile, un ragioniere, un banchiere. Per lui è importante assicurarsi i mezzi per finanziare il suffragio. E' davvero un uomo creativo e previdente: vuole una fabbrica del suffragio efficiente, a produzione continua, con precisi "depositi monetari" che garantiscano contro eventuali inadempienze di amici e parenti. E poi... che acrobazie mentali per "girare le preghiere" nella giusta direzione: contorcimenti da giocoliere. Il prete sarebbe il mago che padroneggia tutta la "rubinetteria della salvezza" e Dio ridotto a spettatore...
- A parte la perversione mentale e la "bestemmia teologica" che soggiace a tutto il discorso sulla "programmazione salvifico-espiatoria", noi non abbiamo nessun conto da saldare con Dio, non abbiamo nessun peccato da espiare. Non perchè non siamo peccatori, ma perchè siamo sempre e comunque accolti dall'amore gratuito e sconfinato di Dio. Il suffragio è una "struttura" perversa ed inutile. Il fatto che sia una impresa commerciale, scandalosa e ridicola, è di tutta evidenza. Ci salva e ci strappa alla morte non il suffragio ma l'amore perdonante di Dio. Senza suffragio.
- Ed allora perchè, quando muore una persona cara, leggiamo le Scritture, preghiamo, ricordiamo chi ha compiuto l'ultimo trasloco ed è arrivato al "porto accogliente e perdonante" di Dio?
Lo facciamo per essere vicini a chi è nel dolore, per affidare a Dio il defunto, per accrescere la nostra fede nel Dio della vita, per ringraziare il Signore dei doni con cui ha ornato l'esistenza di questo fratello, per rinnovare la nostra fede e vivere da veri discepoli di Gesù, perchè crediamo che la morte non è l'ultima parola della vita. - La memoria e la preghiera davanti a Dio non sono suffragio, presunzione di "intervenire su Dio", ma affidamento a quel Padre la cui compagnia e la cui fedeltà ci raccolgono oltre la nostra morte.
- Bisogna scegliere tra una fede biblica adulta e il devozionalismo delle "messe di suffragio". Non si tratta di lasciare soldi per le messe, ma di affidarci a Dio in vita e in morte. Questa è la roccia su cui costruire la casa della fede.
Per questo, caro Luigi, è importante uscire dalla prigione ideologica e liturgica in chiave di suffragio, per affidarci in vita e in morte a quell'amore fedele di cui ci ha dato testimonianza Gesù, il risorto, il vivente presso Dio. Là egli ci ha solo preceduti.
Un abbraccio forte forte.
don Franco