venerdì 20 gennaio 2012

COMMENTO ALLA LETTURA BIBLICA

                           O IL SACRO PALAZZO O LA STRADA

                                ( Marco 1,14- 20)

 

Ho tante volte meditato su questi versetti che hanno due “centri” attorno ai quali ruotano la pericope e il quadro del racconto. Ecco: Gesù si mette in movimento. Non si lascia bloccare dall’arresto dell’amato maestro, ma prende la decisione di proseguirne il cammino e parte verso la regione della Galilea. Lo stesso scenario di “messa in movimento” avviene con la chiamata dei primi discepoli. I versetti 18 e 20 li ritraggono mentre si mettono in cammino alla sequela di Gesù.

Dunque, si tratta di una pagina che, come in un dipinto delle origini del movimento di Gesù, vede tutti i personaggi intraprendere una partenza, mettersi in cammino.

Tutto si muove, tutti si mettono in moto…. Ovviamente, come altre volte ho segnalato, il quadro narrativo è veloce e tutto sembra svolgersi in un battibaleno. Le cose ebbero ovviamente un andamento meno rapido, ma il messaggio è espresso in modo veritiero: diventare discepoli/e del nazareno significa mettersi nel viaggio della sequela, operare uno strappo da certi stili di vita e intraprendere il cammino nella direzione indicata da Gesù.

Le situazioni sono oggi mutate, ma sempre di viaggio si tratta; un viaggio alla ricerca operosa di un mondo che si avvicini al sogno di Dio sul quale Gesù puntò tutta la sua vita. A questo viaggio invitò i discepoli e le discepole: ecco che cosa significa sequela di Gesù.

 

L’oggi della chiesa ufficiale

Se guardo l’involuzione che è avvenuta nei secoli, mi accorgo con dolore che l’istituzione ecclesiastica non è più in cammino, non è più amica della strada e di quanti la percorrono. Essa mi sembra aver cancellato questa dimensione itinerante. Si è costruita come una torre, un palazzo, con i suoi tesori dogmatici, le sue regole, le sue banche, i suoi affari…. I suoi rappresentanti ufficiali non ti danno affatto l’idea di essere dei “pellegrini” al seguito del profeta dei poveri, ma vestono e si comportano da funzionari di una istituzione internazionale sacra e potente, ben piazzata nell’organigramma delle potenze mondiali.  E il passo dal palazzo alla fortezza e alla trincea è breve.

Quando poi ti costruisci come un palazzo bisogna organizzare i custodi dei tesori e i cani da guardia della ortodossia. La preoccupazione è ormai quella di rendere il palazzo sempre più saldo ed espanderne il prestigio e il potere. Ma i palazzi …..non viaggiano! Essi sono fatti più per l’immobilismo che per il cammino.

Invano uomini e donne cercano di far sentire il grido, il pianto,la speranza, la gioia…Il palazzo non sa più ascoltare le voci della strada: lassù si pensa di sapere tutto. Chi presume di avere la linea diretta ed esclusiva con Dio ha perso ogni capacità di ascoltare e di imparare. Quando poi questi funzionari del palazzo si mettono in viaggio su splendidi aerei pagati dagli stati o dalle chiese locali, non è proprio lo stile che aveva Gesù.

 

Una chiesa appiedata

 Non c’è altra strada che ritornare alla sequela di Gesù. Ma per farlo bisogna deporre un sacco di banche, di Ior, di dogmi , di madonne vaganti, di  santi, di commerci e di “compagnia delle opere”.

Essere chiesa altra, cioè in modo diverso, implica una vera conversione  strutturale, comunitaria e personale. Ciascuno/a di noi, senza accampare il pretesto dello squallido spettacolo della ufficialità dei sacri palazzi, può oggi mettersi alla sequela di Gesù.  Senza attendere domani.

Uno stile di vita sobrio, una esistenza giocata umilmente e concretamente dalla parte degli ultimi e  dei discriminati e poi una immensa fiducia in quel  Dio d’amore e di giustizia di cui ci ha dato testimonianza Gesù: ecco la sostanza del nostro modo di essere discepoli del nazareno.