venerdì 6 gennaio 2012

,,IRAQ, VIA L’ULTIMO CARRO ARMATO USA

 Completato il 18/12 il ritiro delle truppe d'invasione statuni-tensi dall'Iraq. 

«Un momentostorico» perObama. Ma la stabilità è lontana: il premier sciita Al Maliki si scaglia contro il suo vice e i sunniti del blocco Iraqiya. Gli ultimi soldati statunitensi hanno lasciato l'Iraq ieri mattina all'alba per il Kuwait, completando così il ritiro dal Paese che avevano invaso circa nove anni fa.

La data è storica anche se il completamento del ritiro è in corso da giorni ed è già stato celebrato in pompa magna giorni fa dal presidente staunuitense Barack Obama davanti ai soldati di Fort Bragg, in Nord Carolina. Il 20 marzo 2003 le forze statunitensi hanno invaso l'Iraq per rovesciare la dittatura di Saddam Hussein, poi giustiziato da un tribunale iracheno. Oggi, in Iraq restano 157 militari Usa con il compito di addestrare le truppe irachene e un contingente di Marines.

Obama ha parlato di «momento storico» per gli stessi Stati Uniti che nella voragine della guerra hanno perso 4.500 militari statunitensi e mille miliardi di dollari. Obama a Fort Bragg ha parlato anche di un Iraq che ha «riacquistato stabilità». Ma a ben vedere la stabilità politica dell'antica Mesopotamia è ancora di là da venire. Proprio ieri, mentre radio e tv irachene erano inondate dalle immagini delle bandiere americane salutate sugli ultimi carri armati diretti verso il confine, il premier iracheno Nouri al-Maliki ha chiesto un voto di sfiducia sul suo vice, Salah al-Mutlaq. Non basta. Il ministero degli Interni iracheno ha riferito di un mandato d'arresto per il vicepresidente Tariq al-Hashimi. Le accuse per entrambi gli esponenti del blocco laico Iraqiya che con i suoi 91deputati è la forza politica a prevalenza sunnita alleata dello sciita Maliki – rasenta l'alto tradimento. Perchè le accuse contro Mutlaq e Hashimi sono collegate a un complotto di guardie del corpo e militari iracheni per attentare alla vita del primo ministro e di altri esponenti sciiti all'interno del perimetro super protetto dei palazzi del potere di Baghdad ancora noto come green zone.

«Non potevamo più tacere», ha detto Al Maliki sabato, dopo che, a ben vedere, la dirigenza di Iraqiya aveva già annunciato di voler sospendere la sua partecipazione ai lavori parlamentari. Il terremoto al vertice dell'Iraq mette così di nuovo in ballo la coabitazione tra i due gruppi politico-religiosi - sunniti e sciiti - che avevano già accettato faticosamente un'alleanza dopo le contestate elezioni del marzo 2010. C'è da aggiungere che gli stessi Mutlaq e Hashmi riferisce Al Jazira poche settimane fa avevano apertamente criticato Maliki parlando di «nuova dittatura». Ma il nodo principale resta la linea di «tolleranza zero» sponsorizzata dal premier verso gli ex membri del partito Baath di Hussein. Lastabilità sembra ancora lontana.

(L'Unità, 19 dicembre 2011)