martedì 24 gennaio 2012

MICHELE SERRA

Sono molti gli spettacoli che urtano nel profondo la mia sensibilità, e contravvengono regole e principi che mi sono cari. Ma non mi sognerei mai di chiederne la soppressione, o di contestare il diritto alla messa in scena. E' questo - tra l'altro - che distingue nel profondo quelli come me dalle centurie di ultras cattolici, furibondi perché il Teatro Franco Parenti, a Milano, sta per mettere in scena un dramma che ritengono blasferno, «Sul concetto di volto nel figlio di Dio», di Romeo Castellucci.
Siamo abituati a chiamare tolleranza ciò che è, più semplicemente, fiducia nelle proprie convinzioni. Che possano essere messe a repentaglio da uno spettacolo, o da un'opinione altrui, è cosa che può pensare solo chi abbia un impianto culturale scarso, e una psicologia fragile. Ed è perlomeno curioso che i cosiddetti «relativisti etici" siano dotati, in questo senso, di un impianto ideologico evidentemente assai più solido di quello degli integralisti dogmatici, in apparenza muniti di un castello ideologico fortificato e inespugnabile. Le grida isteriche dei fanatici religiosi, la loro miserabile violenza verbale, sono la dimostrazione lampante della debolezza estrema del loro credo. Per primi sanno, e non osano dirselo, di avere una fede carente tanto in se medesimi quanto nel loro Dio.
(da Repubblica di giovedì 20 gennaio)