martedì 24 gennaio 2012

REATO O PECCATO?

 Bagnasco: «evadere le tasse è peccato»

(Il Messaggero del  24 gen.2012)

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Così un evasore che si confessa, recita le giaculatorie di rito e ottiene l'assoluzione è a posto con la religione, con la fede e con Dio. In Paradiso di festeggerà per il ritorno del figliol prodigo, che ha evaso le tasse, ha sperperato, conducendo una vita dispendiosa, ma si pente, si confessa e dorme sonni tranquilli, in attesa del premio eterno.

Torna in evidenza l'antica consuetudine di miscelare il sacro con il profano.

Se al "reato" penale corrisponde il "peccato" mortale, allora all'assoluzione e conseguente perdono, nel chiuso di una sacrestia, deve corrispondere il condono, la sanatoria  ed una fedina penale immacolata.

Ciò si potrebbe accettare in uno Stato teocratico; ma in uno Stato laico il reato si paga con una pena rapportata all'entità del reato.

Anche Paolo VI parlò di "peccato sociale", ma non faceva riferimento all'evasione fiscale, bensì al capitalismo liberista e all'economia della finanza che stimola gli egoismi dei più forti, tesi a soffocare i diritti dei più deboli. Questo genere di interventi alla Bagnasco non può essere preso sul serio, perchè basta solamente accostarli agli immediati precedenti perchè dimostrino la loro contraddittorietà e la loro inconsistenza. Un vertice religioso  (religioso non fideistico) che si è dichiarato liberista ed ha esaltato il liberismo, paragonandolo e assimilandolo al cristianesimo, non ha nessun diritto di venirci a coniugare l'evasione fiscale con il peccato,  manca di  credibilità.

 

Rosario Amico Roxas