Si avvicinava intanto la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe, e i cambiavalute seduti al banco. Fatta allora una sferza di cordicelle, scacciò tutti fuori del tempio con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiavalute e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via queste cose e non fate della casa del Padre mio un luogo di mercato». I discepoli si ricordarono che sta scritto: "Lo zelo per la tua casa mi divora". Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo. Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù. Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa molti, vedendo i segni che faceva, credettero nel suo nome. Gesù però non si confidava con loro, perché conosceva tutti e non aveva bisogno che qualcuno gli desse testimonianza su un altro, egli infatti sapeva quello che c'è in ogni uomo. (Giovanni 2,13 -25)
CARO DON MARIO BONFANTI
Più volte ho commentato queste righe del Vangelo di Giovanni rilevando le concordanze e le discordanze con gli altri vangeli, i suoi significati simbolici ed il suo messaggio pregnante.
Qui oggi il brano evangelico ha suscitato in me un immediato collegamento con un recente fatto di "cronaca ecclesiale". Un giovane prete di Lecco si è dichiarato disponibile e favorevole alla benedizione delle coppie gay e lesbiche credenti.
E' scattata immediatamente la reazione della curia ed è stato allontanato dalla sua comunità che, con la sua famiglia, ha solidarizzato con lui. A parte il fatto che la gerarchia non conosce nè garbo nè democrazia, qui il contrasto segnalato dal Vangelo trova una chiara esemplificazione.
Mentre nella chiesa-tempio si accolgono volentieri ladri e sporcaccioni, corrotti e puttanieri, mafiosi e sfruttatori, si allontanano le persone che con coraggio profetico manifestano idee e vivono la tensione verso una comunità più respirabile ed accogliente.
Non hanno sbarrato le porte a don Verzè o a Berlusconi, a Formigoni e alla sua cricca, a cardinali ladroni come Marcinkus, ma hanno rimosso questo giovane prete che, Vangelo nel cuore, vuole fare della chiesa una comunità calda, non discriminante.
La cacciata dei mercanti dal tempio oggi non avvgiene più: il tempio-chiesa nei suoi momenti più ufficiali invita nei primi posti, con tanto di comunione, ladri ed assassini, criminali e signori del capitale. Non dimenticherò mai le complici mani di Wojtyla che diede la comunione al dittatore Pinochet, stimato e proclamato allora come "difensore della fede".
Questa è una storia che purtroppo continua e crea scandalo, sconcerto, allontanamento in tanti uomini e donne che pensavano alla chiesa come testimone della vita e del messaggio di Gesù.
Caro don Mario,
ora ti hanno "spedito" via con argomenti farisaici. Vorrei dirti che hai gettato un seme fecondo. Nella preghiera e nel confronto, nella vicinanza e nel sostegno di una grande quantità di cristiani, di teologi e di teologhe, a partire dalla comunità di Perego, troverai la forza e la fiducia necessarie per proseguire il tuo cammino.
La barbarie delle strategie gerarchiche può essere affrontata senza perdere di mira che la chiesa è ben altro dalla gerarchia. Con mitezza e con coraggio si può continuare un ministero dalla parte di chi è escluso. Penso alla mia piccola esperienza personale e comunitaria: quando la gerarchia credette di avermi chiuso la porta, mi si aprì un portone e il mio ministero ricevette da Dio il dono di numerosissime nuove relazioni con persone, gruppi, comunità. Una "maledizione gerarchica" può trasformarsi in una benedizione di Dio.
Quanti preti, teologi, cristiani e cristiane hanno compreso, proprio a partire da una "sanzione"ecclesiastica, che l'obbedienza al Vangelo è l'unica vera "obbedienza" del cristiano adulto e consapevole. Senza rabbia, senza violenza si apre spesso un sentiero nuovo perchè ci sono molti figli e figlie di Dio che attendono chi abbia il coraggio di mettere al centro il Vangelo e le persone.
Non potrò mai dimenticare.
La vicenda di don Mario di Lecco mi ha richiamato alla memoria una esperienza personale di molti anni fa.
Era il 7 settembre 1965. Prete da pochi anni, ero già marchiato come "prete rosso". Di tanto in tanto nei vari "fogli" o settimanali o bollettini compariva qualche "noterella" non proprio elogiativa nei miei confronti... Mi addolorava soprattutto il fatto che i miei genitori, cattolici di stampo tradizionale ma non bigotti, avessero a soffrirne.
L'ultima volta che vidi mia madre (morirà d'infarto quattro giorni dopo), prima di partire per un corso di "esercizi spirituali", ebbi da lei parole che non potrò mai dimenticare: "Franco, so che si dice che sei... comunista e fai cose strane, ma io so perchè tu ti comporti così... Io sono d'accordo con te...". Da quel giorno compresi ancora meglio che potevo fare a meno del plauso degli addetti alla istituzione e della benedizione del vescovo.
Un cristianesimo molecolare.
Oggi una gerarchia espulsiva ha creato una situazione nuova: sono molto più numerosi i credenti in Dio "fuori del tempio". Per questo forse dobbiamo rifarci fiduciosamente ed appassionatamente alla prassi di Gesù: non malediceva e non disertava la sinagoga, ma incontrava le persone lungo i sentieri profani della vita quotidiana e lì annunciava e testimoniava il regno di Dio.
Il cuore del problema è qui: scoprire che Dio non è prigioniero di una chiesa faraonica, gerarchica, ridotta a casta, ma raggiunge i cuori dentro la piccolezza dei sentieri quotidiani.
E' proprio l'esperienza di oggi: c'è una chiesa viva fuori dall'ufficialità che cresce e si ramifica nutrendosi di Vangelo in percorsi di gruppi e di comunità. Il "sacro recinto del tempio" è sempre più freddo e vuoto, popolato da gelide statue marmoree, da madonne di gesso e da cardinali carrieristi. Quella chiesa "immobile" ha poco in comune con gli uomini e le donne che camminano nella storia cercando un Dio amico ed accogliente.
C'è più chiesa fuori dal tempio che dentro le istituzioni religiose. E' questo il fiorire del Vangelo di Gesù di Nazaret.