mercoledì 23 maggio 2012

SALUTE E AZIENDE SANITARIE

 

Da quando alle strutture sanitarie fu assegnato il nome di "aziende" non ci voleva molto a capire che la salute del paziente sarebbe stata subordinata al profitto nel caso delle cliniche private o convenzionate, e al budget che le Regioni erogano agli istituti sanitari con limiti invalicabili. I costi hanno il loro rilievo, ma non fino al punto di subordinare ai propri criteri la salute del paziente. Troppo facile inscenare polemiche sul diritto alla vita e fondare movimenti a difesa di questi diritti se poi la vita è messa a rischio da semplici esigenze di organizzazione dei reparti per ragioni economiche. Troppo spesso la difesa dei principi, quale appunto il diritto alla vita, viene compromesso e, come denunciato dalla sua lettera, violato da semplici atti apparentemente solo burocratici, ma che comportano la perdita di competenze specifiche e danni irreparabili. Forse molti casi di malasanità sono da attribuire a questi accorpamenti effettuati per risparmiare, dove, oltre alla tragedia di chi muore e al dolore dei familiari, a pagare il conto è solitamente il medico o l'infermiere che ha commesso l'errore, e mai il direttore sanitario, quasi sempre di nomina politica, che ha deciso la riorganizzazione. Più la medicina progredisce, più si fa specialistica, più richiede personale medico e infermieristico all'altezza di questa specializzazione, e ogni accorpamento che la riduce è direttamente responsabile delle tragedie sanitarie che quasi quotidianamente riempiono le nostre cronache. Ma la cosa passa inosservata e il direttore sanitario che, grazie all'accorpamento, riesce a ridurre la spesa, sarà valutato positivamente dal suo referente politico, che non può non apprezzare il risparmio, anche se questo comporta dei decessi evitabili, che arrestano la responsabilità al medico o all'infermiere che hanno compiuto l'intervento, senza mai giungere a chi, con l'accorpamento delle specialità, ha reso generica la competenza dei medici e degli infermieri che operano .

(Umberto Galimberti, Donne Repubblica 12 maggio)