Imprenditori e faccendieri senza scrupoli, che a mio parere rappresentano la parte più marcia della società, si pongono a paradigma di quel cancro in metastasi che ha intaccato e compromesso i gangli vitali delle moderne democrazie occidentali soffocandone ogni barlume di civiltà. Il loro potere è assoluto. E impermeabile ad ogni interferenza esterna e giudizio critico.
(Gianni Tirelli)
Facevo parte della Commissione Sanità del Pci con Sergio Scarpa e con Giovanni Berlinguer nel tempo in cui il nostro partito dette un impulso decisivo al varo della riforma sanitaria. Prendeva il posto, il nuovo Sistema Sanitario Nazionale, del grande numero di mutue alla base di una grande organizzazione clientelare della Dc. Un mare di soldi e di favori scendeva lungo quelle mutue e la riforma veniva presentata, oltre che come una estensione a tutti i cittadini del diritto alla salute, come la razionalizzazione forte di un sistema insieme costoso e inefficiente. Come quello odierno? Ci ho pensato spesso, in questi anni, riflettendo sugli arricchimenti incredibili dei Don Verzè e Angelucci, degli Angelini e degli altri imprenditori della sanità che riescono ad ottenere dal pubblico rette evidentemente sproporzionate rispetto ai costi che devono affrontare se le loro ricchezze lievitano con tanta spavalda velocità. L’ho detto e scritto più volte, l’insieme delle strutture alla base di questi arricchimenti che si prolungano spesso in politica e nell’editoria, è privato solo dal punto di vista del profitto ma funziona esclusivamente con soldi pubblici. Anche se la spensing review non se ne accorge: come tanti presidenti di Regione. Solo Marrazzo, in effetti, ebbe il coraggio di dire dei no agli arricchiri della sanità italiana che sono stati, sono e saranno i grandi elettori dei Formigoni, delle Polverini, dei Cota e di tanti altri. Quelli da cui dipende un deficit che il governo mette oggi in conto ai cittadini.
(Luigi Cancrini, da L’Unità 17 luglio)