Alfano ha dichiarato, più o meno, che se la destra avesse proposto un piano di sviluppo con un solo miliardo vero e 79 attesi, avrebbe avuto contro tutti. Una sola domanda: ma quale piano di sviluppo ha proposto la destra nei tanti anni al potere? VINCENZO CASSIBBA
Vedere Alfano che liquidava con tanta sufficienza il piano di sviluppo proposto dal governo di Monti mi ha riportato bruscamente, dopo alcuni giorni all'estero, alla brutalità del linguaggio politico in cui la destra italiana si è arenata ormai da alcuni anni. Ad apparire in sequenza dopo di lui c'era Maroni che capeggiava una rivolta dei sindaci leghisti contro l'Imu, senza pudore riproponendo dopo tutte le ruberie dei suo partito, le balle sui padani derubati dai romani mentre quello che campeggiava su Libero, la mattina dopo, era un fotomontaggio della Merkel con due palloni che le si bucavano da otto la gonna. La destra, mi sono chiesto, è sempre stata cosi? Volgare come al tempo dei fascismo, sboccata, aggressiva e provocatoria come nelle peggiori curve da stadio? Probabilmente sì, mi sono risposto, perché questo rifiuto, becero e supponente insieme, di accettare l'idea per cui la politica in democrazia è o dovrebbe essere ricerca di un bene comune è profondamente inserito nel Dna dei partiti che nascono per difendere i privilegi e le fortune dei pochi che li finanziano dalle aspirazioni legittime dei molti che li subiscono. Attaccare, offendere, sproloquiare, lasciarsi andare alla volgarità fuori misura dei linguaggio nel tentativo di incitare i più semplici contro le leggi e lo Stato che si permette di difendere i diritti di tutti è l'unico modo, forse, di sfuggire alla propria drammatica mancanza di argomenti. E lo usano, questo modo, alla grande. Nelle interviste e sui giornali.
Luigi Cancrini
(da L'Unità, 21 giugno)