giovedì 19 luglio 2012

L'apocalisse prossima ventura

La verità è che oggi, nessuna nuova classe politica, geniale riforma, o seducente e affascinante scoperta scientifica, ci potrà mai salvare dalla catastrofe che sta per oscurare il futuro dei nostri figli. A loro lasciamo mari senza pesci, cieli senza uccelli, inquietanti foreste senza vita - e fiumi in secca, falde contaminate, milioni di ettari di territorio da bonificare, deserti in cammino che divorano ogni cosa - e orrore, scempio urbanistico, dubbi, paure e ignoranza.
GIANNI TIRELLI

 

Il sostanziale fallimento del vertice di Rio De Janeiro sull'ambiente evoca, in effetti, scenari inquietanti sul futuro del nostro pianeta. L'apocalisse non arriverà in un giorno solo come nelle profezie delle scritture ma lentamente, anno dopo anno, sotto gli occhi della minoranza che ne percepisce l'avanzata e sotto gli occhi della maggioranza che riesce a non vederla per la lentezza maestosa del suo progredire. Dominati dalle aspettative, dai capricci e dal cinismo del Dio mercato, il Moloch che ingoia e distrugge tutto e che è il simbolo realistico di un capitalismo sempre più selvaggio, i personaggi che si muovono sul grande teatro della politica disertano la conferenza e non hanno il tempo di occuparsi dei problemi che in essa vengono posti perché gli unici da ricordare, per loro, sono i problemi del giorno, del mese o al massimo dell'anno dopo. Sempre di più, d'altra parte, i problemi globali interessano i politici (e i giornali e l'opinione pubblica) solo nella misura in cui influenzano i loro problemi particolari e il muoversi confuso dell'umanità riporta l'osservatore alla fantasia della Bibbia: il Dio che aveva fatto all'uomo il regalo straordinario della vita e della terra e che a un certo punto non ne può più degli uomini e li travolge con il diluvio. Quello che oggi gli uomini si stanno costruendo da soli. Con le loro mani.
Luigi Cancrini
(da L'Unità, 30 giugno)