Verso i giochi di Londra Tutti gli atleti che scelgono di fare coming out
di Sono Tanti Gli Sportivi Che Si Dichiarano Gay E Lesbiche, Come La Calciatrice Americana Megan Rapinoe
«Sono lesbica, spero che la gente lo accetti. Mi auguro che il mio gesto serva a dare coraggio anche ad altri atleti»: la calciatrice Megan Rapinoe, stella della nazionale olimpica statunitense che parteciperà ai Giochi di Londra, ha fatto coming out a poche settimane dall'inizio della competizione dichiarando pubblicamente il suo amore per Sarah Walsh. «Lo sport in generale è omofobo afferma c'è molta gente che non capisce certe cose». Un gesto che non è passato sotto silenzio, viste le critiche che purtroppo non sono mancate cui ha risposto senza battere ciglio: «Io sono così, lesbica». Punto. A Olympic Park non ci sarà la sua compagna che fa parte della nazionale femminile australiana battuta dalla Nuova Zelanda allo spareggio per la qualificazione. Parteciperanno però altre calciatrici lesbiche, tra cui Jessica Landstrom, svedese, che ha fatto coming out nel 2008 per sposare nel 2010 la compagna Sara Dember. A dichiararsi nel mondo olimpico del calcio sono soltanto donne: non è un caso. Riecheggia ancora in Italia la brutta uscita di Cassano «Spero non ci siano froci tra gli azzurri» che è costata al giocatore della nostra nazionale una multa di 15mila euro inflittagli dalla Uefa per le «dichiarazioni discriminatorie» durante euro 2012. Se il calcio è sport strapopolare fa male cogliere i segnali dell'alto tasso di omofobia. Per combatterla scende in campo a Londra un gruppetto di coraggiosi. Sono una ventina gli atleti che hanno fatto coming out anche raccogliendo l'invito dell'avvocato inglese esperto di diritti umani Stephens, che ha chiesto a gay e lesbiche di dichiararsi e al comitato olimpico (Cio) di prendere una posizione nei confronti dei paesi che prevedono condanne per l'omosessualità. Lo slogan del Cio parla di «sport per tutti», ma con «tutti», osserva Stephens, dobbiamo intendere tutti davvero, a prescindere da colore, sesso o orientamento sessuale. Se il Cio fino adesso ha risposto col silenzio, gli atleti invece hanno agito. Chi sono i venti che gareggeranno senza nascondimenti? A Pechino quattro anni fa, Mattew Mitcham, tuffatore australiano, disse con grande semplicità nel corso di una intervista di convivere con il compagno diventando uno dei personaggi simbolo di gay e lesbiche nello sport. Ed ecco alcuni degli altri: Edward Gal (Paesi Bassi, equitazione); Lisa Raymond (USA, tennis doppio); Judith Arndt (Germania, ciclismo); Seimone Augustus (USA, basket); Imke Duplitzer (Germania, scherma); Marilyn Agliotti, Maartje Paumen e Carlien Dirkse van den Heuvel (Paesi Bassi Hockey su prato). Natalie Cook (Australia, beach volley); Alexandra Lacrabère (Francia, pallamano). Ancora, Carole Péon e Jessica Harrison (Francia, triathlon) che non sono soltanto compagne di squadra, ma anche una coppia nella vita. Succede, infatti, che l'amore sbocci gareggiando insieme. L'olandese Edward Gal, che ha vinto numerosi campionati di weg dressage con il suo magnifico destriero Totilas ed è popolarissimo in Olanda, viene spesso intervistato anche per la sua lunga e felice relazione con il compagno di squadra Hans Peter Minderhoud. Non solo gare e amore, ma anche tatuaggi. Seimone Augustus è una giocatrice di basket super tatuata sembra che non abbia risparmiato neanche i talloni e all'inizio di quest'anno ha dichiarato pubblicamente la sua omosessualità parlando ad una rivista di prestigio del suo legame con Lataya Varner. Si tratta di sportivi che sanno lottare per i diritti. Marilyn Agliotti, nata e cresciuta in Sudafrica e giunta nel 2001 in Olanda dove si è sposata, non perde occasione per incoraggiare gli atleti a fare coming out: «Cosa c'è di più bello che scoprire qualcosa di nuovo? I problemi sorgono perché le persone non si capiscono». Insieme agli atleti, i coach. Pia Sundhage è allenatrice della squadra di calcio femminile statunitense, dice di non avere avuto problemi in quanto coach dichiaratamente gay e che l'accoglienza rivolta a lei e alla sua compagna è stata ottima. Quella del manipolo gay a Londra è anche una battaglia per la parità di genere: Natalie Cook che sta per partecipare alla sua quinta olimpiade ha minacciato di attuare una vistosa forma di protesta se non sarà scelta una donna a portare la bandiera dell'Australia nella cerimonia di apertura. «Se sarà nominato un uomo sono pronta a sedermi per terra in segno di disapprovazione», ha dichiarato. Si è anche esercitata a maneggiare il vessillo, perché quella donna deve essere lei.
25 luglio 2012 pubblicato nell'edizione Nazionale (pagina 18) nella sezione "Speciali" de L'Unità