Nozze Gay? Un Si e un No
Domande a Don Franco Barbero e a Padre Luigi Lorenzetti.
Alcuni fatti recenti (divisione tra cattolici e laici all’interno del PD sulle nozze gay, l’attacco della Curia milanese alla proposta del Sindaco Pisapia di istituire i registri delle “unioni civili”) hanno riportato al centro del dibattito la questione dei “diritti civili”. L’impressione che si ha è che in Italia, rispetto ad altre società europee, il tema susciti sempre una “guerra di religione”. Dove nasce questo atteggiamento polemico ?
Ritenete la società italiana sufficientemente laica per intraprendere un cammino di riconoscimento almeno delle coppie di fatto?
Veniamo al nostro tema: Le nozze gay. E qui non si può non partire dalla omosessualità. Per il Magistero cattolico recente “L’inclinazione omosessuale è un male (intrinsecamente disordinato) ma in sé non è un peccato. Mentre gli atti omosessuali sono sempre peccaminosi”.Perché, dice il Magistero, sono atti che violano la legge naturale morale. Non è pesante per un credente gay (o una credente lesbica) sentirsi così definito? I gay e le lesbiche sono figli di un “dio minore”?
Per il Magistero non c’è solo la Tradizione e la teologia speculativa, c’è anche la Parola. Ovvero l’Antico Testamento (gli episodi di Sodoma e Gomorra e le Prescrizioni del Levitico). Ma non è questa una lettura “fondamentalista” della Bibbia? Come si devono intendere invece?
E veniamo alle relazioni di amore tra persone dello stesso sesso. Per alcuni teologi invece si deve passare da un approccio “naturalistico” ad un altro di tipo “relazionale”. Ovvero nel cogliere la bontà della relazione nella sua capacità di esprimere in modo profondo il mondo interiore delle persone. Per cui l’amore omosessuale ha un suo fondamento. Se questo è vero allora cosa manca alla relazione omosessuale per avere una sua piena riconoscibilità pubblica (nella Chiesa e nella società)?
Un’altra aspetto è quello delle adozioni. Qual è la vostra idea su questo punto?
La Chiesa del Vaticano II è la comunità sempre aperta ai “segni dei tempi”. Non vi sembra che l’accoglienza piena della omosessualità sia un “segno dei tempi” che interpella la Chiesa?