lunedì 20 agosto 2012

Solo la profondità interiore può costituire lo straordinario

Ci salvi quindi Iddio dall'abitudine, dalle tele di ragno, dalla polvere; e ci aiuti a non aver bisogno di occasioni speciali, o di articolati luoghi e tempi ma a saperlo incontrare sopra alle nostre strade: le semplici strade della gente che non mette il vestito della festa per la ferialità d'ogni mattina. E che quando, la festa, mette il vestito buono, è il vestito che ciascuno ha dentro all'armadio: qualcosa, esso pure, di normale, senza decorazioni. [ ... 1
Preferisco vivere la quotidianità, con le sue situazioni più normali: un cane che fa la guardia, un gatto che fa le fusa, una gallina che fa l'uovo. E io che non digiuno: mangio. E se a voi sembra poco ascetico, pregate per la mia conversione; ma non pregate troppo, non fatemi diventare una stilita: verrei subito giù dalla colonna.
Ecco: diffidare dei gesti spettacolari e straordinari: questa è normalità; e amare uno stile di vita che non si scosti dallo stile di tutti e affidi lo straordinario - se mai c'è - a una insolita profondità interiore. Potremmo dire: vivere il quotidiano in modo straordinario, con un'eccezionale intensità (ma già cadremmo nella trappola statistica). Oppure - se la nostra situazione è alquanto insolita - vivere quest'insolito in modo del tutto consueto.
Adriana Zarri, Un eremo non è un guscio di lumaca, Einaudi, 2011
(da Riforma del 3 agosto)