giovedì 6 febbraio 2014

COMMENTO ALLA LETTURA BIBLICA

                   SE IL SALE NON DIVENTA INSIPIDO

 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini. Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte,  né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa.  Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli».

 ( Mt 5, 13-16)

 

UNA LETTURA SCOMODA

Leggo sempre con un certo turbamento questi versetti che Matteo inserisce nel discorso della montagna.

Il primo sussulto mi raggela quando leggo questo testo davanti al paesaggio assai sconfortante di molti tratti delle nostra “storia cristiana” e al quadro del nostro cristianesimo contemporaneo.

Ovviamente ogni generalizzazione è fuori luogo, ma non possiamo prendere alla leggera queste due immagini  senza avvertire lo stridente contrasto con la realtà. Come possiamo dire che noi cristiani siamo stati e siamo il sale della  terra e la luce del mondo? Percorrendo  le affermazioni dei documenti ufficiali del magistero e le infinite dispute teologiche sulla salvezza, queste espressioni vengono usate ed abusate per affermare un chiaro esclusivismo della salvezza, un possesso. I cristiani sono nella storia “ il sale della terra e la luce del mondo”. Così come l’istituzione “chiesa” vestì i panni della detentrice della luce e della verità. Fuori era il regno delle tenebre. Se vuoi il sale della salvezza e la luce della verità, sai bene  a chi rivolgerti, a quale porta bussare, a quale religione e a quale chiesa “convertirti”.

Di queste parole evangeliche, usate con l’arroganza dei dominatori, abbiamo fatto scempio per secoli. Non sono certo mai mancate le voci profetiche che hanno denunciato questo abuso e questa manipolazione.

 

UNA CONSTATAZIONE ONESTA

Cito dal commento al Vangelo di Matteo del teologo José Antonio Pagola: “Pochi scritti  oggi possono colpire il cuore dei credenti con tanta forza come il piccolo libro di Paul Eudokimov “L’amore folle di Dio”, Con fede ardente e parole infuocate, il teologo di San Pietroburgo mette allo scoperto il nostro cristianesimo abitudinario e appagato: “I cristiani hanno fatto tutto il possibile per rendere sterile il Vangelo; si direbbe che lo abbiano immerso in un liquido neutralizzante. Si attenua tutto quello che impressiona, è eccessivo o stravolge. Convertita così in qualcosa di inoffensivo, l’uomo non può fare altro che vomitare questa religione appiattita, prudente e ragionevole”.

Un cristianesimo stanco, allineato, intriso di formule dogmatiche, non rinvia più al Mistero affascinante del Dio dell’Amore. Esso cessa di essere vita e diventa antiquato catechismo del buon senso, dottrina astratta.

Rilevare questo ricorrente e deprimente panorama non significa indulgere al piagnisteo, ma prendere atto di un grave decadimento, anzi di un vero e proprio tradimento della nostra “vocazione” nel mondo.

 

C’E’ SPERANZA

Ma queste parole di Gesù non possono solo suonare come ammonimento, né sono riducibili ad un promettente progetto “missionario”. Esse, scritte con quel verbo presente che guarda al futuro, ci riportano una promessa affidata a quei “quattro gatti” di discepoli e discepole.  Dunque, se prendiamo sul serio il cammino delle beatitudini (che Matteo scrive nei versetti appena precedenti), le nostre piccole vite possono diventare “sale” che spargiamo nel solco del nostro quotidiano e una piccola “lampada” che diffonde luce attorno a noi.

Nella mia vita mi è stata preziosissima la luce di tante piccole lampade che ho trovato nei fratelli e nelle sorelle della mia comunità e nei più vari incontri e nelle più diverse esperienze.

Il Vangelo, in questi versetti  ci infonde la speranza di un cammino possibile e fecondo: ciascuno/a di noi può essere sale e luce per altri. Non si tratta di una illusione, ma di una promessa di Gesù fatta ai discepoli e alle discepole di allora e di oggi. Non ho alcun bisogno di prefiggermi di diventare una salina o una centrale luminosa, un faro abbagliante: mi è chiesto di credere nella testimonianza che, per dono di Dio, può scaturire dalle nostre piccole vite.

 

C’E’ UN PERO’…..

Il sale, perché la promessa si realizzi, non può perdere sapore e la lampada non può essere messa sotto il moggio. Se la nostra vita non sarà “salata” in profondità dal fermento evangelico e se la nostra esistenza non avrà come luce la parola di Dio, la promessa finirà nel nulla.

Solo una fede come conversione continua e come approfondimento continuo può diventare sale e luce per altri. In sostanza la verifica sta nel nostro concreto addentrarci nel sentiero delle beatitudini.

Tornare a Gesù” ( ed. Rizzoli) è l’ultimo libro del grande teologo cattolico Hans Kung. Per lui, dopo infinite ricerche teologiche, tornare a Gesù significa fare nostra la sua esperienza e abbracciare quella causa e quel nome che hanno dato senso a tutta la sua esistenza: “ Gesù significa  sempre tornare là dove batte il mio cuore”.

Sì, abbiamo bisogno di una fede che non sia una patina religiosa, ma un’esperienza di faticosa e gioiosa conversione al Dio di cui Gesù ci ha dato testimonianza. Questa è l’unica garanzia perché il sale non perda sapore e la lampada non si spenga o non sia nascosta  sotto il moggio.