Un libro che sembra una lunga lettera a Papa Francesco sulla questione omosessuale dopo la famosa frase "chi sono io per giudicare un gay?». La domanda da cui si parte: che cos'e la violenza per Gesù? «Violenza, per Gesù, è imputare ai diversi, ai reietti e agli oppressi di essere costituzionalmente negativi, ponendo nel cuore della loro autoconsapevolezza la colpa e il disprezzo per essere quello che sono, pur non avendo arrecato male a nessuno».
Se la violenza è indurre i «diversi» a punirsi con le proprie mani assimilando i dettami di una dottrina secondo la quale la condizione omosessuale è una tendenza di «disordine oggettivo», diventa palese la contraddizione tra l'annuncio di salvezza di Gesù e la condanna dell'amore gay e lesbico da parte della dottrina ufficiale cattolica. E' questa la tesi alla base del libro di Paolo Rigliano dal 12 maggio in libreria Gesù e le persone omosessuali (ed. La meridiana) che apre alla speranza.
Con la lettera-libro Rigliano (Amori senza scandalo, Feltrinelli; Curare i gay? Cortina) riunisce interviste condotte nell'arco di quattro anni a personalità di spicco tra le quali compaiono Alberto Maggi, Vito Mancuso, Franco Barbero, Elizabeth Green. Il quesito rivolto a tutti è «come seguire Gesù?». E viene formulato a partire da questo principio: «Per Simone Weil violenza è imporre agli altri - gli oppressi - di sognare e realizzare il sogno del dominatore, egocentrico ed esclusivo. Il messaggio di Gesù nega alla radice questa violenza, ogni violenza: impegna a creare le condizioni interiori ed esteriori perché fiorisca il desiderio e il sogno di ognuno - dei diversi e dei reietti per primi». La domanda allora diventa una bacchetta da rabdomante che cerca una soluzione capace di promuovere una «relazionalità nuova» riconosciuta dalla dottrina: «ho chiesto ai miei interlocutori come seguire Gesù e, dunque, ho dialogato con loro sul perché e come realizzare un accoglimento integrale della vita e dell'amore delle persone lesbiche e gay: come fondarlo e annunciarlo, come anticiparlo e suscitarlo». Dalle risposte di Elizabeth Green emerge che Gesù non parla di omosessualità perché non gli interessa, perché il Vangelo «ci libera dalla necessità di creare categorie come "omosessuali", "donne", "immigrati", dalle quali mi devo separare e che devo escludere per riuscire a essere me stesso o me stessa». Per Green la «grandezza di Gesù sta nel fatto che egli si fa prossimo a tutti e tutte, va verso tutti e tutte», laddove l'opposizione eterosessualità/omosessualità irrigidisce, moltiplica le esclusioni, ingessa la sessualità.
Alberto Maggi, ancora, invita a cercare nuove risposte: «la grande forza che ha dato Gesù al Vangelo è quando dice: "lo Spirito vi accompagnerà nelle cose future". Cioè la comunità ha la capacità, grazie allo Spirito Santo, di dare nuove risposte ai nuovi bisogni. Non si possono dare risposte vecchie ai nuovi bisogni, quindi non si può cercare nella Scrittura risposte a quella problematica». Maggi si mostra fiducioso sulle capacita della Chiesa di trovare strade per evitare l'esclusione proprio perché le chiusure sulla sessualità sono e sono state molto forti fino ad essere paradossali e la riflessione è in corso: «Ora il peccato di divorzio è peggiore di quello di omicidio - dice il prete marchigiano - , perché se tu ammazzi tua moglie e poi ti penti, tu ritorni di nuovo nella comunione della Chiesa, ma se tu divorzi per te non c'è più perdono. Possibile che sia più grave divorziare da un coniuge che ammazzarlo? E quindi ci sono commissioni allo studio, anche per il divorzio e per la condizione omosessuale».
A proposito di «legge naturale» in base alla quale l'omosessualità viene definita contro natura» Vito Mancuso ne fornisce una lettura alta in linea con i Vangeli: «La legge che innerva la natura è la legge della relazione. Tutto ciò che favorisce la relazione è conforme alla legge naturale, tutto ciò che impedisce la relazione è contrario alla legge naturale». E il Vangelo è "relazione che cerca di nutrire a tal punto gli altri facendosi nutrimento, relazione che si svuota per sfamare gli altri». Allora, sostiene Mancuso, il Vangelo dice «che questi affetti che sviluppi a livello fisico devono essere tali da essere vissuti all'insegna della relazione totale armoniosa». Con una prosa discorsiva il libro, attraverso i dialoghi, mostra quanto sia presente all'interno della Chiesa il libero pensiero. Offre ai credenti omosessuali un nuovo modo di leggere la propria esperienza mettendo al primo posto non la legge che esclude ma la relazione e l'amore di Dio. Si inscrive nel solco dell'interrogativo tracciato da Papa Francesco.
Delia Vaccarello
(L'Unità 8 maggio)
Se la violenza è indurre i «diversi» a punirsi con le proprie mani assimilando i dettami di una dottrina secondo la quale la condizione omosessuale è una tendenza di «disordine oggettivo», diventa palese la contraddizione tra l'annuncio di salvezza di Gesù e la condanna dell'amore gay e lesbico da parte della dottrina ufficiale cattolica. E' questa la tesi alla base del libro di Paolo Rigliano dal 12 maggio in libreria Gesù e le persone omosessuali (ed. La meridiana) che apre alla speranza.
Con la lettera-libro Rigliano (Amori senza scandalo, Feltrinelli; Curare i gay? Cortina) riunisce interviste condotte nell'arco di quattro anni a personalità di spicco tra le quali compaiono Alberto Maggi, Vito Mancuso, Franco Barbero, Elizabeth Green. Il quesito rivolto a tutti è «come seguire Gesù?». E viene formulato a partire da questo principio: «Per Simone Weil violenza è imporre agli altri - gli oppressi - di sognare e realizzare il sogno del dominatore, egocentrico ed esclusivo. Il messaggio di Gesù nega alla radice questa violenza, ogni violenza: impegna a creare le condizioni interiori ed esteriori perché fiorisca il desiderio e il sogno di ognuno - dei diversi e dei reietti per primi». La domanda allora diventa una bacchetta da rabdomante che cerca una soluzione capace di promuovere una «relazionalità nuova» riconosciuta dalla dottrina: «ho chiesto ai miei interlocutori come seguire Gesù e, dunque, ho dialogato con loro sul perché e come realizzare un accoglimento integrale della vita e dell'amore delle persone lesbiche e gay: come fondarlo e annunciarlo, come anticiparlo e suscitarlo». Dalle risposte di Elizabeth Green emerge che Gesù non parla di omosessualità perché non gli interessa, perché il Vangelo «ci libera dalla necessità di creare categorie come "omosessuali", "donne", "immigrati", dalle quali mi devo separare e che devo escludere per riuscire a essere me stesso o me stessa». Per Green la «grandezza di Gesù sta nel fatto che egli si fa prossimo a tutti e tutte, va verso tutti e tutte», laddove l'opposizione eterosessualità/omosessualità irrigidisce, moltiplica le esclusioni, ingessa la sessualità.
Alberto Maggi, ancora, invita a cercare nuove risposte: «la grande forza che ha dato Gesù al Vangelo è quando dice: "lo Spirito vi accompagnerà nelle cose future". Cioè la comunità ha la capacità, grazie allo Spirito Santo, di dare nuove risposte ai nuovi bisogni. Non si possono dare risposte vecchie ai nuovi bisogni, quindi non si può cercare nella Scrittura risposte a quella problematica». Maggi si mostra fiducioso sulle capacita della Chiesa di trovare strade per evitare l'esclusione proprio perché le chiusure sulla sessualità sono e sono state molto forti fino ad essere paradossali e la riflessione è in corso: «Ora il peccato di divorzio è peggiore di quello di omicidio - dice il prete marchigiano - , perché se tu ammazzi tua moglie e poi ti penti, tu ritorni di nuovo nella comunione della Chiesa, ma se tu divorzi per te non c'è più perdono. Possibile che sia più grave divorziare da un coniuge che ammazzarlo? E quindi ci sono commissioni allo studio, anche per il divorzio e per la condizione omosessuale».
A proposito di «legge naturale» in base alla quale l'omosessualità viene definita contro natura» Vito Mancuso ne fornisce una lettura alta in linea con i Vangeli: «La legge che innerva la natura è la legge della relazione. Tutto ciò che favorisce la relazione è conforme alla legge naturale, tutto ciò che impedisce la relazione è contrario alla legge naturale». E il Vangelo è "relazione che cerca di nutrire a tal punto gli altri facendosi nutrimento, relazione che si svuota per sfamare gli altri». Allora, sostiene Mancuso, il Vangelo dice «che questi affetti che sviluppi a livello fisico devono essere tali da essere vissuti all'insegna della relazione totale armoniosa». Con una prosa discorsiva il libro, attraverso i dialoghi, mostra quanto sia presente all'interno della Chiesa il libero pensiero. Offre ai credenti omosessuali un nuovo modo di leggere la propria esperienza mettendo al primo posto non la legge che esclude ma la relazione e l'amore di Dio. Si inscrive nel solco dell'interrogativo tracciato da Papa Francesco.
Delia Vaccarello
(L'Unità 8 maggio)