martedì 13 maggio 2014

Nigeria, vendute le ragazze rapite

Vendute per 12 dollari. Prede per miliziani stupratori. Duemila naira, equivalenti a 12 dollari: questo il prezzo chiesto per ciascuna delle studentesse nigeriane rapite due settimane fa in Nigeria e vendute come mogli ai combattenti islamici nei vicini Camerun e Ciad. E' quanto ha riferito un leader locale della città di Chibok, nel nord-est della Nigeria, dove il 14 aprile è avvenuto il sequestro di almeno 220 ragazze, portate via da uomini armati in piena notte da una scuola secondaria. Familiari e abitanti della città hanno denunciato l'indifferenza del governo verso la vicenda e hanno condotto nei giorni scorsi ricerche nella vicina foresta Sambisa, noto covo dei miliziani islamici, mentre ieri in centinaia hanno sfilato nella capitale per chiedere un'azione decisa per salvare le ragazze.
I miliziani usano le donne come facchini, cuoche e schiave del sesso. Le notizie, racconta Halite Aliyu del Forum del popolo di Borno-Yobe, provengono da abitanti dei villaggi nella foresta Sambisa, sul confine con il Camerun dove Boko Haram ha i suoi nascondigli. «Le ultime informazioni rivelano che sono state portate oltre confine, alcune in Camerun e in Ciad», ha aggiunto Aliyu, mentre le notizie non possono essere verificate in modo indipendente. Intanto, dure critiche sono piovute sul governo e sull'esercito nigeriano per non essere riuscito a portare in salvo le ragazze, sequestrate due settimane fa nella scuola, dove erano tornate per sostenere un esame. Cinquanta di loro sono riuscite a fuggire da sole durante il rapimento, ma delle altre si sono perse le tracce.
Il Senato nigeriano ha chiesto all'Onu e all'Ecowas di intervenire urgentemente per aiutare a salvare le 224 studentesse rapite dal liceo femminile «Chibok». Il presidente della Camera alta, David Mark, ha anche chiesto al presidente Jonathan di lanciare un'offensiva militare contro Boko Haram. Mark ha affermato: «Non ci sono dubbi che la nazione sia in guerra. Il nemico ha chiaramente mostrato al Paese le sue vili intenzioni. Una decisiva e inequivoca risposta militare da parte del governo, con l'imposizione di uno Stato di emergenza, è urgentemente necessaria in questa circostanza. I ribelli vogliono distruggere lo Stato laico e il Paese. Per loro una Nigeria moderna, vibrante, progressista, multietnica e multireligiosa è un anatema. Sono accecati dal fanatismo e dall'estremismo e non si fanno influenzare da alcuna apertura. D'ora in poi non dovremo combattere i terroristi, ma l'insurrezione».
udegiovannangeli@unita.it