«E' servito l'orrore di una crocifissione perché si stringesse il cerchio attorno al lucido folle che nell'indifferenza generale aveva già seviziato altre schiave della strada». Alla comunità Giovanni XXIII don Aldo Buonaiuto mobilita volontari in tutta Italia per soccorrere «ragazze marchiate nel corpo e nella mente».
Le prostitute sono vittime di serie B?
«Da vive sono brutalizzate, da morte sono subito dimenticate. Le ripugnanti violenze che patiscono finiscono nell'oblio. E' come se questi crimini fossero meno gravi perché riguardano soggetti deboli, invisibili. Il maniaco seriale di Firenze aveva una vita normale di giorno e di notte diventata l'aguzzino di quelle che nella Via Crucis di Pasqua abbiamo chiamato proprio le "crocifisse". Sono tragedie per le quali si è diffusa assuefazione: non finiscono quasi mai sui mass media, 1'interesse nell'opinione pubblica è scarso e non scatta alcun allarme sociale né alcuna intensificazione dell'attività di indagini. E' un olocausto silenzioso».
Come nasce la violenza «invisibile» sulle strade?
«In Italia 9 milioni di clienti comprano sesso e spesso sfogano perversioni, rabbia, frustrazioni. Sono tante le derelitte trovate nei fossi o ai bordi delle strade: ferite, uccise, rese irriconoscibili. Spesso senza un'identità accertata. Sono arrivate dall'estero su ricatto degli sfruttatori e non sappiano neppure il loro nome. Il loro destino e terrificante: violenza in vita, oblio in morte. Non hanno scelto di finire per strada. Sono state portate in Italia: rapite, minacciate, schiavizzate da organizzazioni criminali e spesso seviziate dai clienti. Nel Nord Europa si colpisce la domanda e invece da noi c'è chi vuole legalizzare la compravendita di esseri umani. Nessuna donna nasce prostituta. C'è sempre qualcuno che la costringe a diventarlo».
Quali sono le ferite delle «schiave del sesso»?
«Le troviamo mutilate, con indicibili sfregi fisici e psicologici per le torture subite dai magnaccia e dai clienti. Sono abbandonate da tutti ed è percezione diffusa che far loro del male sia meno grave. Donne a perdere. Per questo è importante che vengano inflitte ai colpevoli pene certe e severe. Solo cosi aumenteranno le denunce delle vittime e finalmente i protettori-criminali smetteranno di farsi beffe dello Stato». (Gia. Gal.)
(La Stampa 10 maggio)
Le prostitute sono vittime di serie B?
«Da vive sono brutalizzate, da morte sono subito dimenticate. Le ripugnanti violenze che patiscono finiscono nell'oblio. E' come se questi crimini fossero meno gravi perché riguardano soggetti deboli, invisibili. Il maniaco seriale di Firenze aveva una vita normale di giorno e di notte diventata l'aguzzino di quelle che nella Via Crucis di Pasqua abbiamo chiamato proprio le "crocifisse". Sono tragedie per le quali si è diffusa assuefazione: non finiscono quasi mai sui mass media, 1'interesse nell'opinione pubblica è scarso e non scatta alcun allarme sociale né alcuna intensificazione dell'attività di indagini. E' un olocausto silenzioso».
Come nasce la violenza «invisibile» sulle strade?
«In Italia 9 milioni di clienti comprano sesso e spesso sfogano perversioni, rabbia, frustrazioni. Sono tante le derelitte trovate nei fossi o ai bordi delle strade: ferite, uccise, rese irriconoscibili. Spesso senza un'identità accertata. Sono arrivate dall'estero su ricatto degli sfruttatori e non sappiano neppure il loro nome. Il loro destino e terrificante: violenza in vita, oblio in morte. Non hanno scelto di finire per strada. Sono state portate in Italia: rapite, minacciate, schiavizzate da organizzazioni criminali e spesso seviziate dai clienti. Nel Nord Europa si colpisce la domanda e invece da noi c'è chi vuole legalizzare la compravendita di esseri umani. Nessuna donna nasce prostituta. C'è sempre qualcuno che la costringe a diventarlo».
Quali sono le ferite delle «schiave del sesso»?
«Le troviamo mutilate, con indicibili sfregi fisici e psicologici per le torture subite dai magnaccia e dai clienti. Sono abbandonate da tutti ed è percezione diffusa che far loro del male sia meno grave. Donne a perdere. Per questo è importante che vengano inflitte ai colpevoli pene certe e severe. Solo cosi aumenteranno le denunce delle vittime e finalmente i protettori-criminali smetteranno di farsi beffe dello Stato». (Gia. Gal.)
(La Stampa 10 maggio)