giovedì 12 giugno 2014

Il Vangelo contro le chiacchiere

Comunicare la fede nella società del terzo millennio è tutta questione di quid e di quomodo, che detta così sembra complicata e invece vuol dire semplicemente «contenuto» e «modo di esprimerlo». Parola del presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, Gianfranco Ravasi. Ieri il cardinale è giunto al Salone - per il quale ha organizzato la presenza del Vaticano come paese ospite - e ha parlato dei linguaggi con cui la Chiesa dovrebbe esercitare il suo magistero: lo ha fatto dialogando con Claudio Magris in un incontro moderato da Mario Calabresi.
«Saranno in particolare due», ci ha spiegato Ravasi a margine del convegno, «i percorsi che come Chiesa dovremo intraprendere a breve. Innanzitutto quello che nell'antica retorica si chiamava il quid, ossia "che cosa comunicare". Perché tante volte avviene una comunicazione che è affidata a parole in sequenza vuote e inutili: basti pensare all'immensità della chiacchiera informatica. Dunque, è imprescindibile il contenuto: dobbiamo ribadire il rilievo fondamentale che ha la Parola evangelica».
E poi c'è il quomodo: «Altrettanto importante è il modo con cui si comunica. Occorre ricercare alcune caratteristiche: per esempio l'incisività, la capacita di provocare; d'a1tronde il Vangelo è per molti versi "scandalo". E poi bisogna che la comunicazione della Chiesa sia bella, abbia fascino, e anche sappia consolare, e ferire». Ma non è tutto, aggiunge Ravasi: da sacri palazzi, curie, parrocchie deve uscire auna comunicazione appassionata di Dio che costituisca un annuncio autentico,  puro, non affidato all'equivoco. Ecco che risulta decisivo l'uso del simbolo: Cristo usa 35 parabole».
Anche padre Antonio Spadaro, direttore della Civiltà cattolica, è entrato nel dibattito: «In un momento della storia in cui la rete del web occupa un grande spazio nella comunicazione, vediamo che si esprimono con efficacia contenuti non tanto trasmettendoli quanto vivendoli e condividendoli. La Chiesa oggi più che mai è chiamata a vivere la fede e quindi, allo stesso tempo, a condividerla, a comunicarla: vita e comunicazione sono la stessa cosa».
Domenico Agasso

(La Stampa 10 maggio)