venerdì 20 giugno 2014

SCOPRIRE L'ACQUA CALDA

Ho letto con interesse l'articolo di Fabio della Pergola su Left del 14 giugno. Riferendo il pensiero dello studioso Carlo Enzo, scrive che "un'interpretazione falsata ha fatto della Bibbia un libro religioso. Ma in realtà era un progetto antropologico. … Non è affatto un testo religioso, bensì un testo storico che diventa religioso solo quando è letto con occhi e mentalità religiosi"… Tutta l'esegesi, il culto e la teologia ebraica hanno, secondo Enzo Carlo, travisato la traduzione del termine elhoim che non fa assolutamente riferimento ad un Dio trascendente. Una perentorietà che da studioso mi lascia perplesso.
Dunque, secondo l'Autore citato, "elhoim non è Dio, ma l'essenza di un uomo". Ci vuole del fegato a dire che l'intero ebraismo ha preso e continua a prendere un abbaglio così sostanziale. Ma, fra l'altro, una tale affermazione curiosamente dimentica gli altri "nomi" di Dio della Bibbia ebraica. L'operazione di "cancellare" Dio e la sua "nominazione" dagli altri nomi di Dio è addirittura ridicola. Come si possono leggere i salmi elidendo questa dimensione?
Come si può leggere l'esodo, in cui Dio è chiamato con molti nomi, cancellando il grido degli oppressi al Dio liberatore?
Come si possono ridurre a solo progetto antropologico i libri di Giobbe, di Giona, di Ester, di Giuditta, di Rut?
È troppo semplicistico ridurre tutto all'influsso della metafisica greca e cosmologia tolemaica.
L'esegesi più avvertita da tempo parla della Bibbia conoscendo il particolare significato e il limite della sua storicità, ma storico, mitico, sapienziale, midrashico e teologico coesistono in questi libri in cui i "territori" confluiscono e non sono compartimenti stagno.
Che esistano e coesistano progetti antropologici diversi (e non uno solo!) non esclude l'aspetto religioso che li pervade e li attraversa.
Di tanto in tanto, estremizzando qualche affermazione, si vende come novità o come una scoperta una conoscenza acquisita da almeno due secoli.
Che poi la Bibbia ebraica non conosca il peccato originale è certamente vero. Esso è una costruzione cristiana che troverà pieno sviluppo in Agostino d'Ippona e che purtroppo compare ancora oggi in certi manuali di teologia e nel Catechismo. Così pure è ovvio che l'interpretazione della morte di Gesù come espiazione salvifica dei peccati del mondo è una dottrina estranea al Gesù storico che morì non per un "disegno divino" ma per le scelte compiute che lo misero in conflitto con il potere politico e religioso del tempo. Non posso che convenire su questi due dati che l'esegesi e la storia dei dogmi ha da tempo acquisito.
Ma voglio concludere queste brevi note con tre osservazioni.
1) Chi conosce la storia e la storiografia ebraica sa che "i libri" sono - a loro modo e tempo - enciclopedici. Lì trovi, accanto alla preghiera, tutto il mondo e la cultura dell'Israele antico: mito, leggenda, cronache di corte, violenze, oppressioni patriarcali, consigli medici sull'uso dei cibi, proverbi, imprecazioni, ma questo non come "capitoletti" ben separati, ma mescolati con un insolvibile intreccio letterario. La "carnalità" ebraica è per me affascinante e non conosce, se non in minima parte, la vivisezione platonica che ha contagiato larga parte dell'esperienza cristiana.
2) Credo che gli studiosi e le studiose ebree, i credenti ebrei che hanno testimoniato nei secoli la loro fedeltà e la loro ricerca del mistero affascinante di Dio (con tutti gli errori e le contraddizioni di ieri e di oggi) possano sorridere di chi li accusa di aver "creduto per errore", per manipolazione filosofica, in un testo di pura progettualità antropologica.
3) In fondo si dice alla tradizione ebraica nei suoi mille rigagnoli: la vostra fede è figlia di un equivoco, di un travisamento. Ora finalmente arrivano Carlo Enzo e Fabio della Pergola a "svelarvi" la Bibbia, quella vera. Mi tremano le vene...
Sinceramente preferisco leggere i grandi maestri ebrei da Jules Isaac a Riccardo Calimani, da Paolo De Benedetti a E. L. Fackenheim, da Buber a Elia Wiesel. Senza trascurare Kung, Schillebeeckx, Vesce, Destro, Lenaers… autori cristiani che hanno dialogato con l'ebraismo in tutte le sue espressioni plurali.

Franco Barbero