venerdì 20 giugno 2014

Il manager scoppia

I filosofo belga Pascal Chabot definisce la "sindrome da burnout", il crollo nervoso da superlavoro, «la malattia della nostra civiltà». E' sintomatica dell'epoca moderna. «Non si tratta semplicemente di un disturbo individuale che colpisce individui inadatti al sistema, o incapaci di porre limiti alla loro vita professionale», scrive. «E' anche un disturbo che, come uno specchio, riflette alcuni valori eccessivi della nostra società». Marie Asberg, docente al Karolinska Institutet di Stoccolma, descrive il burnout come un «imbuto dello sfinimento», nel quale scivoliamo rinunciando a cose che non riteniamo importanti. «Spesso, le prime cose a cui rinunciamo sono proprio quelle che ci nutrono di più, ma che al tempo stesso ci sembrano "facoltative"», scrivono Mark Williams e Danny Penman nel saggio Mindfulness: An Eight- Week Plan for Finding Peace in a Frantic World ("Consapevolezza: un programma di otto settimane per trovare la pace in un mondo frenetico"). «Di conseguenza, sempre più spesso ci ritroviamo ad avere nella nostra vita solo il lavoro e altri fattori di stress che esauriscono le nostre risorse, e nulla che possa reintegrarle».
Un altro effetto della nostra concezione tossica del successo è l'epidemia di dipendenze. Negli Stati Uniti, più di 22 milioni di persone fanno uso di droghe, più di 12 milioni assumono antidolorifici senza un motivo medico, e quasi 9 milioni hanno bisogno di farmaci o altri aiuti per dormire. E dal 1988 la percentuale di adulti che assumono antidepressivi è aumentata del 400%.
Burnout, stress e depressione sono diventati epidemie su scala mondiale, come abbiamo scoperto organizzando conferenze dell'Huffington Post sulla «Terza metrica» a Londra e a Monaco di Baviera. Nel Regno Unito, dal 1991, le prescrizioni di antidepressivi sono aumentate del 495%. In Europa, fra il 1995 e il 2009, l'uso di antidepressivi è cresciuto al ritmo del 20% annuo.
Le conseguenze che lo stress ha sulla salute sono ampiamente documentate in tutto il mondo. Stando a uno studio danese, le donne che definiscono le pressioni legate al lavoro «un po' troppo forti» hanno quattro volte più probabilità di contrarre malattie cardiovascolari. Come sottolinea June Davison, infermiera presso la British Heart Foundation, "quando sul posto di lavoro la pressione diventa troppa, può succedere che i dipendenti assumano abitudini poco sane, il che incrementa il rischio di sviluppare problemi cardiaci».
In Germania più del 40% dei lavoratori dichiara che negli ultimi due anni il suo lavoro è diventato più stressante. Nel 2011, le malattie psicologiche sono costate alla Germania 59 milioni di giornate lavorative, con un incremento che supera 1'80%. Quand'era ministro del Lavoro, l'attuale ministro della Difesa tedesco Ursula von der Leyen stimava che il burnout stesse costando al paese 10 miliardi di euro l'anno. «Niente costa di più che mandare in pensione a 45 anni un dipendente competente solo perché è esaurito», ha dichiarato. «E casi del genere non rappresentano più un'eccezione, ma una tendenza cui dobbiamo far fronte». In Cina, secondo un sondaggio del 2012, dichiarava che nell'ultimo anno era cresciuto il suo livello di stress il 75% dei lavoratori (a fronte d'una media mondiale del 48).
Un altro studio, stavolta della Harvard Medical School, svela un dato sbalorditivo: il 96% dei leader dichiara di sentirsi esaurito. Tanto che una delle argomentazioni difensive avanzate da Steve Cohen, il ceo dell'hedge fund SAC Capital condannato nel 2013 a una multa record da un miliardo e 200 milioni di dollari, è stata che gli era sfuggito un avvertimento sull'insider trading, a causa delle mille email che riceve ogni giorno.
Dopo meno di un anno da amministratore delegato del Lloyds Banking Group, nel 2011 Antonio Horta-Osório si è preso due mesi di aspettativa. Il presidente del Lloyds Group Sir Winfried Bischoff  ha attribuito la sua decisione «all'eccesso di lavoro e alla mancanza di sonno». Una volta tornato, Horta-Osório ha dichiarato: «Col senno di poi, mi rendo conto che avrei dovuto andarci un po' più piano». E nel 2013 si è preso una pausa anche Hector Sants, responsabile del controllo di conformità alla Barclays. Un mese dopo, quando gli hanno diagnosticato un esaurimento da stress, si è licenziato definitivamente. (Traduzione di Matteo Colombo).

Arianna Huffington