Aumenta in Piemonte il numero delle donne affette da qualche forma di dipendenza, soprattutto da quelle considerate «legali» come l'alcool, il gioco d'azzardo e l'uso di psicofarmaci. E, sebbene tra le femmine queste dipendenze siano ancora meno numerose rispetto a quelle degli uomini, sta diminuendo il divario fra i due sessi. Un problema sempre più grave dunque anche perché nonostante l'incremento delle dipendenze sia significativo resta sostanzialmente invariata invece la quota delle donne che hanno chiesto aiuto per cercare di affrontare la questione e di conseguenza che sono seguite da medici o psicologi e più in generale da chi si occupa di queste problematiche. E' questa la fotografia che emerge da una ricerca del Dipartimento di Patologia delle Dipendenze «Olievenstein» della Asl 2 di Torino, uno studio che è stato realizzato in collaborazione con la commissione regionale Pari Opportunità. In base ai risultati della ricerca nei prossimi mesi partirà un progetto della durata di un anno che prevede, fra gli altri interventi, la creazione di tavoli locali su questi temi in ogni area del Piemonte, una giornata di seminario, l'attivazione di una newsletter e la creazione di una banca dati che permetta di raccogliere numeri e caratteristiche del fenomeno con criteri scientifici. Lo scopo è quello, spiega uno dei ricercatori, il professor Augusto Consoli, "di sviluppare una maggiore sensibilità e stimolare un cambiamento culturale su queste problematiche". Lo studio parla di oltre 300 mila donne piemontesi che negli ultimi anni si sono fatte "uno spinello", ma particolare più inquietante anche di molte che spendono molti soldi e molto tempo in piccoli giochi d'azzardo come slot machine e gratta e vinci.
Per l'assessore alle Pari opportunità della Regione, Monica Cerutti "questa ricerca è molto importante e ci conferma che dobbiamo affrontare questi temi in una dimensione di politiche di genere, anche dal punto divista della medicina di genere. E uno degli aspetti su cui bisogna lavorare è il sommerso, dobbiamo aiutare la donne a far emergere il problema quando esiste".
(Repubblica 28 giugno)
Per l'assessore alle Pari opportunità della Regione, Monica Cerutti "questa ricerca è molto importante e ci conferma che dobbiamo affrontare questi temi in una dimensione di politiche di genere, anche dal punto divista della medicina di genere. E uno degli aspetti su cui bisogna lavorare è il sommerso, dobbiamo aiutare la donne a far emergere il problema quando esiste".
(Repubblica 28 giugno)