lunedì 14 luglio 2014

PARACETAMOLO: PANACEA O VELENO? QUESTIONE DI DOSI

Abbiamo un insospettabile killer nell'armadietto dei medicinali? Viene da domandarselo leggendo quanto ha scritto qualche settimana fa l'inglese New Scientist sul paracetamolo, uno degli antinfiammatori e analgesici più usati al mondo, contenuto in centinaia di prodotti farmaceutici in libera vendita e consigliato anche per i bambini. La rivista lo presenta come una sorta di «placebo velenoso», accusandolo sia di scarsa efficacia sia di essere pericoloso per il fegato, se se ne assume troppo, oltre che per le emorragie che provoca quando viene preso a lungo per i dolori cronici.
In effetti negli Stati Uniti ogni anno ci sono circa 80 mila casi di intossicazione da paracetamolo, con 1.500 morti. Sull'Italia invece non esistono dati precisi, fatta eccezione per una ricerca condotta nel 2011 dal centro antiveleni del Policlinico di Roma, che ha rilevato come questo farmaco fosse causa del 1,7 per cento dei suoi interventi. Se la proporzione fosse confermata su scala nazionale, considerando che ogni anno in Italia ci sono 70 mila intossicazioni, quelle dovute al paracetamolo dovrebbero essere circa 1.200. In effetti, in Gran Bretagna, un Paese con una popolazione non molto superiore alla nostra (poco più di 63 milioni contro poco meno di 61) il farmaco manda in ospedale 1.700 persone ogni anno, con 200 morti.
«Dobbiamo però valutare queste cifre nel loro contesto», spiega il farmacologo clinico Maurizio Bonati, dell'Istituto Mario Negri di Milano. «Di paracetamolo se ne vendono milioni di dosi ogni giorno, 27 miliardi l'anno solo negli Usa. Con volumi simili è normale aspettarsi migliaia di intossicazioni. Si tratta comunque di un farmaco sicuro, se si assume nelle dosi indicate, calcolate per permettere al fegato di metabolizzarlo senza danno. Al di sopra di quelle, il fegato non riesce a completare il suo lavoro. Si accumula così un metabolita tossico, l'Napqi, che uccide le cellule epatiche. Purtroppo fra dose terapeutica, un massimo di 4 grammi al giorno per l'adulto, e dose tossica, sopra i 7-10 grammi, la distanza è poca e il paracetamolo è visto come un "innocuo" farmaco da banco. Quindi, se il mal di testa o di denti per cui lo si è preso persiste, può accadere che si decida di superare la dose indicata, entrando in zona pericolo. Oppure si possono combinare, senza saperlo, farmaci diversi che contengono tutti paracetamolo». Ed è peggio ancora se lo si assume con alcolici, che riducono ulteriormente la funzionalità epatica. «Il rischio quindi c'è, E' ingiusto invece sostenere che il paracetamolo sia inefficace. In realtà è sempre difficile valutare l'effetto di un farmaco sul dolore, la cui percezione dipende anche da fattori psicologici. Di sicuro, rispetto agli altri antinfiammatori in libera vendita, come l'aspirina, il diclofenac e l'ibuprofene, il paracetamolo ha una più forte azione analgesica, in quanto agisce anche sul sistema nervoso. Comunque, se una persona lo trova inefficace, deve evitare di insistere, magari alzando le dosi, e consultare il medico per cercare un'alternativa. Infine, a proposito del pericolo che questo farmaco, assunto a lungo, provochi emorragie, la possibilità esiste, però con altri antinfiammatori è persino maggiore. Il punto è che gli altri antinfiammatori in libera vendita, oltre a essere meno efficaci come analgesici, sono più aggressivi verso lo stomaco».
In effetti, anche per New Scientist, non si tratta di eliminare il paracetamolo, ma di renderne noti i rischi. «Questo è condivisibile. Ma, più che aggiungere avvertenze sui bugiardini, che pochi leggono, i farmacisti dovrebbero avvertire sempre chi compra un farmaco a base di paracetamolo sull'importanza di rispettare le dosi indicate».
Alex Saragosa

(Il Venerdì 27 giugno)