domenica 13 luglio 2014

L’OPPIO DEI TIFOSI, IL CRACK DEI TAGLIATORI DI TESTE

Cento anni fa in estate iniziava quella che fu troppo nobilmente definita la Grande guerra, in realtà il primo macello mondiale. Nell'estate di quest'anno vanno in scena, a distanza, da un lato la tragedia delle guerre - sempre condotte o alimentate dai Paesi dominanti per tutelare interessi geostrategici - e dall'altro la lucrosa liturgia dei mondiali di calcio, da molto tempo guidati dal business miliardario. Ci sono due nessi fra questi eventi: primo, gli interessi dei potenti contro quelli dei popoli; secondo, uno stato di coscienza deviato.
Non è la religione l'oppio che addormenta i popoli oppressi. Piuttosto, il crack che eccita i tagliatori di teste sono i fanatismi che si spacciano per guerra santa islamica (il crack aumenta gli istinti violenti e disinibisce i centri di controllo del sistema nervoso centrale); mentre l'oppio delle masse - insieme al consumismo - sono gli sport passivi praticati da panzoni (l'oppio addormenta, come ben sapevano gli inglesi che così fecero guerra ai cinesi). Non si spiega altrimenti il caso dell'Italia, dove per quasi nulla ci si appassiona, commuove e impegna come per il calcio, malgrado gli interessi vergognosi e gli stipendi miliardari, gli scandali e il gossip. Se negli Stati Uniti nessun aspirante alle presidenziali ha mai potuto dichiararsi per l'abolizione della pena di morte, pena il non essere eletto (vedi Mike Dukakis nel 1998 contro Bush padre) o il non essere candidato (vedi Mario Cuomo), in Italia nessun politico può ammettere di odiare il calcio-spettacolo. Un marziano troverebbe incredibile questa intossicazione collettiva per "undici miliardari che tirano calci a un pallone". Ma il panem et circenses, la testa nel pallone, è appunto questo.
Una orrenda, inimmaginabile saldatura si è creata in questo mese di giugno 2014 fra il crack dei fanatici e l'oppio dei tifosi. "Grazie" ai social network, strumento mediatico a doppissimo taglio. I distruttori hanno parlato agli addormentati. Dall'Iraq, gli assassini sedicenti islamici che dopo aver preso piede in Siria grazie alla guerra in Libia e al sostegno di vari Paesi occidentali e petro-monarchici, stanno conquistando il Paese distrutto dalla guerra del 2003, hanno mandato in giro un tweet cosi: «WorldCup questo è il nostro pallone, ed è fatto di pelle»; L'immagine è quella di un uomo decapitato, con la testa poggiata sul corpo. Un fotomontaggio? Conta il messaggio. E comunque, succede davvero, in tanti Paesi. Come fare perché gli abitanti del calciante stivale si convertano a impegni ecosociali? Si muovano per la salute anziché essere utilizzatori finali del lucroso moto altrui? E ancor più diventino attivi contro le guerre condotte dai loro governi e sfocianti nel crack dell'estremista e nelle teste-pallone? Nel frattempo c'è da sperare, come sempre, che il team dei miliardari calciatori italiani non vinca, sia per evitare distruttive manifestazioni di gioia, sia per lasciare un po' di sogno a quei popoli che lo meritano, essendo al tempo stesso impoveriti e impegnati.
Marinella Correggia

(Adista 28 giugno)