domenica 13 luglio 2014

PREDICAZIONE DI FRANCESCA GIACCONE ALL'EUCARESTIA COMUNITARIA DI OGGI

Pinerolo, 13 luglio 2014

La Parola che ascoltiamo oggi ci porta, come spesso accade nei racconti evangelici, nei luoghi del quotidiano, incontriamo Gesù che esce di casa e si sposta verso la riva del lago, non sta andando in villeggiatura, si sposta verso il luogo del lavoro, verso il luogo della fatica per un popolo di pescatori.

Gesù si siede e racconta.

Mi pare molto molto significativo che Matteo, a differenza di Marco che usa il verbo insegnare, ci dice che Gesù racconta, parla in parabole. Gesù narra la vita, a partire dalla casa, dal mare, dalla terra e dalle mani del contadino che vi getta il suo seme.

Gesù, per raccontare la vicinanza di Dio alle vite degli uomini e delle donne usa parlare con parabole. La parabola, per certi versi, è un genere unico proprio perché ha l’effetto di aprire lo sguardo su una certa realtà, aprire lo sguardo senza dare spiegazioni. La parabola non definisce, non vuole spiegare; la parabola non ha un’univoca interpretazione ma, piuttosto, apre a possibili orizzonti di significato.

La parabola non ci dice “il Regno di Dio è …”, ma piuttosto “è come …”. La differenza è sostanziale. Lo scopo della parabola non è definire Dio o il Regno ma aprirci gli occhi sul suo agire nella nostra storia, nelle nostre vite, nel nostro quotidiano. A Gesù preme aprire i nostri occhi sulla vicinanza di Dio e su ciò che del Regno possiamo già vedere e vivere nell’oggi. Con il suo racconto Gesù non ci spinge a farci un’immagine più o meno idilliaca di un mondo futuro ma ci accompagna, piuttosto, a intravvedere nei tratti semplici del quotidiano i segni sovrabbondanti dell’amore di Dio per noi.

A Gesù non preme dare una descrizione accurata di un tempo futuro in cui finalmente Dio governerà il mondo; a Gesù preme porre l’accento su quanto questo Regno sia vicino, anzi, già presente, tangibile, sperimentabile negli infiniti gesti di amore e di speranza del nostro quotidiano.

La parabola ci insegna a guardare la vita e a rintracciarvi l’azione amorevole di Dio … a partire da una mano che getta la semente sul terreno che incontra, con la speranza di un buon raccolto.

1 In quel giorno Gesù, uscito di casa, si mise a sedere presso il mare; 2 e una grande folla si radunò intorno a lui; cosicché egli, salito su una barca, vi sedette; e tutta la folla stava sulla riva. 3 Egli insegnò loro molte cose in parabole, dicendo:
«Il seminatore uscì a seminare. 4 Mentre seminava, una parte del seme cadde lungo la strada; gli uccelli vennero e la mangiarono. 5 Un'altra cadde in luoghi rocciosi dove non aveva molta terra; e subito spuntò, perché non aveva terreno profondo; 6 ma, levatosi il sole, fu bruciata; e, non avendo radice, inaridì. 7 Un'altra cadde tra le spine; e le spine crebbero e la soffocarono. 8 Un'altra cadde nella buona terra e portò frutto, dando il cento, il sessanta, il trenta per uno. 9 Chi ha orecchi oda».


L’estate scorsa sono stata per due settimane in Eritrea, con mia mamma e con mio figlio. Tra le tante cose che non potrò dimenticare c’è sicuramente il paesaggio di quel territorio, così simile, probabilmente, a quello palestinese. Non posso non pensare a quel territorio mentre ascolto questa parabola, davanti ai miei occhi vedo quel terreno sassoso, attraversato da sentieri non segnati, con poca vegetazione, per lo più costituita da arbusti spinosi. Li ho visti i contadini gettare i semi su quel terreno nella speranza che qualche seme potesse trovare lo spazio necessario per attecchire e crescere.

Spreco? Gesti insensati? Incapacità di fare previsioni?

Forse Gesù, aprendoci gli occhi su questa realtà, su questi gesti quotidiani, vuole proprio dirci che questo è il modo con cui Dio ci ama, un modo poco parsimonioso, poco economico, per niente calcolato. Noncurante del terreno su cui getta i suoi semi, il Signore “spreca” amore, lo distribuisce con abbondanza, senza calcoli. Non si preoccupa di estirpare le erbacce, di arare il terreno, di concimarlo … no … il suo seme lo getta sul terreno così com’è, senza preoccuparsi della possibile resa. La spiegazione che il testo evangelico fa seguire a questa parabola ci spinge istintivamente a pensare a terreni distinti a cui far corrispondere, per analogia, diversi tipi di ascoltatori.

Ma io oggi, con l’immagine del territorio Eritreo negli occhi, vorrei provare a considerare il terreno della parabola nella sua unicità, non suddiviso in appezzamenti distinti. Un terreno unico come unica è la nostra esistenza. Vite, le nostre, fatte di superficialità, di infedeltà, di resistenze, di distrazioni, di preoccupazioni, di fatiche a tenerci in equilibrio, … ma fatte anche di amicizie, di amori, di fiducia, di bellezza, di gioia, di relazioni felici. Ecco, tutta insieme, nella sua interezza, la nostra vita è il campo dove il Signore osa seminare senza calcolo, è il campo dove il Signore investe tutto di sé, senza timore, con fiducia e benevolenza. Lui osa correre il rischio di esporsi senza riserve … certo che proprio QUESTO darà i suoi frutti. E i frutti non saranno solo dei buoni frutti ma saranno in abbondanza nonostante l’aridità, nonostante i predatori, nonostante l’arsura, nonostante le oppressioni … perché ogni terreno ha il suo lato fertile, ogni vita ha possibilità di ripresa.

Quello che ci presenta Gesù non è un Dio che chiede il patentino di buona condotta prima di donarsi, non guarda di quale terreno siamo fatti, quanti sassi ci sono nella nostra vita, quanti rovi infestano i nostri pensieri, quante ansie ci rapinano l’esistenza, se il nostro passato è adatto ad accogliere radici profonde o no … il Signore semina li dove siamo, li come siamo!

10 Allora i discepoli si avvicinarono e gli dissero: «Perché parli loro in parabole?» 11 Egli rispose loro: «Perché a voi è dato di conoscere i misteri del regno dei cieli; ma a loro non è dato. 12 Perché a chiunque ha sarà dato, e sarà nell'abbondanza; ma a chiunque non ha sarà tolto anche quello che ha. 13 Per questo parlo loro in parabole, perché, vedendo, non vedono; e udendo, non odono né comprendono. 14 E si adempie in loro la profezia d'Isaia che dice:
"Udrete con i vostri orecchi e non comprenderete;
guarderete con i vostri occhi e non vedrete;
15 perché il cuore di questo popolo si è fatto insensibile:
sono diventati duri d'orecchi e hanno chiuso gli occhi,
per non rischiare di vedere con gli occhi e di udire con gli orecchi,
e di comprendere con il cuore
e di convertirsi, perché io li guarisca
".
16 Ma beati gli occhi vostri, perché vedono; e i vostri orecchi, perché odono! 17 In verità io vi dico che molti profeti e giusti desiderarono vedere le cose che voi vedete, e non le videro; e udire le cose che voi udite, e non le udirono.

Pare che i discepoli non colgano subito il motivo per cui Gesù usa queste immagini per parlare con loro e con la folla, allora il nostro testo si dilunga in un discorso dedicato proprio all’idea del comprendere. Che cosa significa, allora, “comprendere” questa Parola donata senza misura.

Non possiamo esimerci dall’interpretare l’idea di conoscenza attraverso le lenti delle Scritture d’Israele dove l’intelligenza non è mai intesa come un esercizio di tipo intellettuale ma piuttosto come un impegno di tipo morale (“dammi intelligenza e osserverò la tua legge; la praticherò con tutto il cuore” Salmo 119,34). Comprensione e conversione vanno di pari passo.

Questo succede quando sentiamo tangibile nella nostra vita il dono di amore sovrabbondante e incondizionato che abbiamo ricevuto … succede che la vita ci appare rinnovata e non possiamo che essere testimoni di questo amore.

Deve essere più o meno questo quello che sentivano i primi discepoli di Gesù quando andando per le strade cercavano di annunciare la Parola e l’amore che avevano ricevuto. Ma la testimonianza della Parola di Dio non è cosa facile e noi, come loro, siamo poveri e impreparati. Sentiamo resistenze, derisione, disinteresse.

Ecco che allora al nostro testo Matteo aggiunge un brano, scritto probabilmente proprio per quei discepoli sfiduciati dal fallimento della loro testimonianza.

18 «Voi dunque ascoltate che cosa significhi la parabola del seminatore! 19 Tutte le volte che uno ode la parola del regno e non la comprende, viene il maligno e porta via quello che è stato seminato nel cuore di lui: questi è colui che ha ricevuto il seme lungo la strada. 20 Quello che ha ricevuto il seme in luoghi rocciosi, è colui che ode la parola e subito la riceve con gioia, 21 però non ha radice in sé ed è di corta durata; e quando giunge la tribolazione o persecuzione a motivo della parola, è subito sviato. 22 Quello che ha ricevuto il seme tra le spine è colui che ode la parola; poi gli impegni mondani e l'inganno delle ricchezze soffocano la parola che rimane infruttuosa. 23 Ma quello che ha ricevuto il seme in terra buona è colui che ode la parola e la comprende; egli porta del frutto e, così, l'uno rende il cento, l'altro il sessanta e l'altro il trenta».

La parabola ora assume i toni di un incoraggiamento, incoraggiamento a fare tesoro del seme ricevuto e ad assumere in prima persona i gesti del seminatore, consapevoli che il terreno non è un terreno facile, senza il timore dello spreco, ma anche fiduciosi e certi che la Parola troverà sempre terreno fertile per radicarsi e dare frutto.

. Per ogni volta che ci sentiamo attaccati dall’esterno o in balia di eventi che non possiamo controllare …

Signore, donaci ancora il seme della tua Parola!

per ogni volta che l’entusiasmo ci spinge ad agire e a rispondere positivamente alla tua chiamata ma poi non riusciamo a perseverare sul tuo cammino o ci paralizziamo di fronte agli ostacoli …

Signore, donaci ancora il seme della tua Parola!

per ogni volta che tendiamo a rimandare o a farci distrarre da mille impegni …

Signore, donaci ancora il seme della tua Parola!

per ogni volta che ci sentiamo scoraggiati di fronte all’indifferenza e alle resistenze che incontriamo …

Signore ricordaci di “Levare i nostri occhi e guardare i campi che già biondeggiano per la mietitura” (Gv 4,35)

Perché, questa è la tua promessa, il raccolto sarà straordinario: il tuo amore “sprecato” per noi senza riserve non cesserà di dare buoni frutti!