martedì 5 agosto 2014

L'ULTIMA PUBBLICAZIONE DI DON SCACCAGLIA


Rompiamo la catena di antipasque” ( Richiederlo 0521/238953-3473421301).

Fresco di stampa, mi arriva l'ultima raccolta delle omelie del tempo di Quaresima e della Settimana Santa di don Luciano Scaccaglia, parroco di Santa Cristina in Parma.

Intanto don Luciano ha al suo attivo una serie ininterrotta di commenti alle letture bibliche in cui, oltre alle competenze del teologo, si esprime la passione che animò la vita di Gesù, cioé la "causa dei poveri", la loro liberazione.

"Rompiamo la catena di antipasque" rende ulteriormente esplicito il messaggio. Se la Pasqua cristiana annuncia l'opera sovversiva di Dio che, in Gesù, ci chiama a liberarci da tutte le "forze della morte", don Luciano mette a nudo le più vistose oppressioni ed ingiustizie su cui si regge la nostra società, spesso con la complicità delle chiese cristiane.

Queste pagine sollecitano ad uscire dalle denunce generiche per dare un nome preciso allo sfruttamento dei lavoratori, ai problemi connessi alla disoccupazione, al commercio delle armi, alla emarginazione delle donne nella chiesa, alle diseguaglianze sociali, alle complicità ecclesiastiche con i poteri finanziari, mafiosi, economici....

O la nostra chiesa compie una svolta, come lo stesso papa Francesco sollecita, oppure questo cristianesimo si riduce a religione rituale che soffoca il messaggio centrale del Vangelo.

Le proposte sono chiare e concrete; soprattutto sono urgenti. Coloro che sono messi ai margini non possono attendere oltre senza che si ponga al centro il problema della ridistribuzione dei beni. La predicazione di don Luciano mette al centro l'esigenza radicale, vissuta e testimoniata da Gesù di Nazareth, della condivisione.

I cristiani consapevoli sono nauseati e sazi di parole vuote, di ipocrisie e di diktat umani gabbati per volontà di Dio.

Ci vuole un Concilio per capire che i sacramenti sono doni di Dio offerti a tutti? Ci vorranno decenni per capire che, finito un amore, non è finita la possibilità di amare? E quando le donne, anche nella nostra chiesa,avranno le stesse opportunità di ministero e gli omosessuali non saranno più oggetto di una "pelosa compassione"?

Si tratta di ritardi vergognosi dovuti soprattutto agli interessi di una casta sacra, patriarcale, lontana mille miglia dal vissuto della gente.

Se, come stiamo vedendo, si sta organizzando una perfida resistenza ad ogni proposta di cambiamento, ciò avviene perché troppa gente nella chiesa ama il potere, i suoi segni e i suoi privilegi. Nel tessuto della chiesa si è instaurata una "accidia teologica e pastorale" che ama nutrirsi di ripetizioni più che di interpellazioni. Questa chiesa del tradizionalismo non sa davvero che cosa significhi il corpo vivente della tradizione, costantemente alla ricerca di un “oltre” proprio in nome della fedeltà.

Le riflessioni dell'amico e teologo Scaccaglia, a mio avviso,hanno due altri pregi. Sollecitano non a qualche combiamento di facciata, o a qualche aggiornamento, a qualche operazione di cosmesi e di immagine, tanto cara ai gestori dell'istituzione. Questa sarebbe un ennesimo tradimento del Vangelo. La proposta è un'altra: occorre una svolta, una inversione di marcia che, in linguaggio biblico, si chiama “conversione”. Ortensio da Spinetoli 30 anni fa scriveva che “la conversione più difficile è quella della chiesa”. La questione non è l'ateismo, ma il cristianesimo.

Ma l'altro pregio di queste pagine che voglio sottolineare sta in questo appello che non lascia scampo per ciascuno/a di noi: la conversione della chiesa mi implica, mi coinvolge. Se sono cristiano, se cerco di diventarlo, la conversione mi riguarda personalmente. Non posso sfuggire alla mia personale responsabilità nascondendomi dietro le infedeltà dell'istituzione chiesa.

Grazie, don Luciano, perché il “fuoco della parola biblica” non è uno spettacolo da contemplare, ma una fiamma da portare nei nostri cuori e nei sentieri del nostro quotidiano

don Franco Barbero

Comunità cristiana di base di via Città di Gap 13.

Pinerolo, 05 agosto 2014