mercoledì 15 ottobre 2014

Agiamo o sarà una strage

«Sono tutte e due nate nella foresta africana. Le similitudini finiscono qui». Massimo Galli si occupa di hiv da trent'anni ed è nella commissione nazionale Aids. Dirige le malattie infettive del Sacco di Milano, cioè uno dei due centri di riferimento italiani, insieme allo Spallanzani di Roma, per la cura di eventuali casi di Ebola nel nostro Paese. E' stupito dalle parole di Thomas Frieden, direttore del Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie Usa che ha parlato di Ebola come del «prossimo Aids».
In cosa si assomigliano le due malattie?
«Solo nel fatto di essere partite dalla foresta africana. L'Aids negli anni Venti-Trenta, l'Ebola più di recente. Stop».
Forse l'esperto americano si riferisce all'impatto globale della malattia.
«Anche in quel caso mi sembra che le differenze siano troppe. Il virus dell'Hiv per fare milioni di morti ci ha messo decenni. Ebola invece, se lasciato libero di agire, ucciderebbe cosi tante persone in molto meno tempo. Adesso il mondo deve lavorare per fermarlo meglio di come si è fatto fino ad ora».
Di che tipo di malattie si tratta?
«L'Aids è subdola, si rivela come grave e mortale solo anni dopo 1'infezione. Ebola è esattamente l'opposto: è uscita dalla foresta all'improvviso e ha dato subito casi mortali. E ricordo che fino a quest'ultima epidemia i casi erano stati in tutto circa 1.400. Adesso ne abbiamo avuti 8.000».
Ci sono differenze anche a livello di cure.
«Con anni di lavoro sono state messe insieme cure importanti contro l'Aids. Adesso abbiamo solo una flebile speranza di avere qualcosa che funzioni, e chissà quando sarà disponibile. Proprio per i pochi casi che si erano visti fino ad ora, nessuno aveva fatto realmente sperimentazione per trovare un medicinale contro l'Ebola. Lo aveva fatto l'esercito americano perché negli Usa temevano che qualcuno volesse usare il virus come arma biologica».
La paura del virus sta dilagando
«L'Ebola fa paura perché si attacca a tutti, uomini, donne e bambini e proprio perché e rapidissima nello svilupparsi, e uccide in un caso su due. Poi colpisce chi ha avuto contatti con i malati, addirittura anche coloro che piangono i propri morti. Si tratta di aspetti inquietanti. L'Aids è un'epidemia terribile ancora non completamente controllata. Ma c'è una sensazione di tranquillità che deriva dal fatto che molti ritengono ci sia una cura definitiva, anche se non è cosi. E infatti assistiamo a un "ignoranza di ritorno" del virus che fa sì che restino infettati anche molti giovani».
Michele Bocci

(Repubblica 10 ottobre 2014)