CATANIA. Non fu un suicidio ma un omicidio. Anche se ancora adesso che il presunto responsabile è stato condannato a 21 anni di carcere, non si sa il perché. Ieri la Corte d'Assise di Catania ha condannato per omicidio volontario uno psicoterapeuta di 50 anni, Michele Privitera. Sarebbe stato lui, il 2 gennaio 2008, a uccidere un suo paziente, Salvo Marco Zappalà, che all'epoca aveva 23 anni.
Quel giorno i due erano nelle campagne di Paternò per una battuta di caccia. Fu lo stesso medico ad avvertire i carabinieri e a guidarli sul posto, sostenendo che il giovane si era suicidato, ma fornendo due versioni diverse nel giro di poche ore: «Mi ha strappato il fucile di mano, si è allontanato e si è sparato alla tempia»; e poi, l'indomani: «Ero tornato in auto a prendere le sigarette, lui ha preso il fucile e ha fatto fuoco». Per darne poi una terza mentre era già in stato di fermo: «Ho fatto una bestialità» perché era stato lui a dargli il fucile mentre agli investigatori «ho detto un'altra cosa». Il medico, che lavorava alla Asl 3 dove aveva in cura Zappalà per depressione, ieri era presente alla lettura della sentenza ma è rimasto in silenzio. La difesa è pronta all'appello. Resta il mistero del movente, mai svelato.
Fabio Albanese corrispondente da Catania
(La Stampa 28 ottobre)
Quel giorno i due erano nelle campagne di Paternò per una battuta di caccia. Fu lo stesso medico ad avvertire i carabinieri e a guidarli sul posto, sostenendo che il giovane si era suicidato, ma fornendo due versioni diverse nel giro di poche ore: «Mi ha strappato il fucile di mano, si è allontanato e si è sparato alla tempia»; e poi, l'indomani: «Ero tornato in auto a prendere le sigarette, lui ha preso il fucile e ha fatto fuoco». Per darne poi una terza mentre era già in stato di fermo: «Ho fatto una bestialità» perché era stato lui a dargli il fucile mentre agli investigatori «ho detto un'altra cosa». Il medico, che lavorava alla Asl 3 dove aveva in cura Zappalà per depressione, ieri era presente alla lettura della sentenza ma è rimasto in silenzio. La difesa è pronta all'appello. Resta il mistero del movente, mai svelato.
Fabio Albanese corrispondente da Catania
(La Stampa 28 ottobre)