giovedì 11 dicembre 2014

"HO PERSO MIO MARITO, UNA FIGLIA E UNA SORELLA. SONO STANCA DI LOTTARE MA NON MI ARRENDERÒ"

Roma. "Sono stanca. Stanca di soffrire e vedere la gente morire attorno a me. E la delusione brucia come non immaginavo. Andremo avanti, però, non per noi ma per i nostri giovani". Ottantacinque anni, cinque parenti morti per l'amianto, Romana Blasotti è il volto simbolo di questa battaglia che è durata dieci anni e che è cresciuta nella speranza di avere giustizia per le vittime dell'Eternit in una città che non conta nemmeno più i suoi morti. Era a Roma con il figlio per assistere alla lettura della sentenza. "È un colpo durissimo, ci sentivamo a un passo dal traguardo". E poi ricorda un momento la sua personale Spoon River: "Mio marito è morto nel 1983, subito dopo essere andato in pensione. Dopo di lui ho perso mia sorella, un nipote e una cugina. L'ultima è stata mia figlia nel 2004".


Come racconterà al rientro a Casale quel che ha sentito in aula?

"È stata un'esperienza orribile. Non solo per la sentenza, ma per le parole dell'avvocato Franco Coppi (il difensore di Stephan Schmidheiny, ndr ). Non ha avuto rispetto né per le vittime né per noi che siamo venuti fin qui. So che gli avvocati della difesa fanno il loro lavoro, ma ancora una volta ho dovuto ascoltare parole orrende per i nostri morti".


La mattinata era iniziata con l'arringa del procuratore generale che avrebbe dovuto sostenere l'accusa e invece ha chiesto di annullare la sentenza.

"Sì, la sua tesi ci ha lasciati di stucco: non si può parlare di una legge che non fa giustizia e non ci possono chiedere di rispettarla. Noi ci battiamo da più di trent'anni perché ci venga riconosciuto tutto quel che abbiamo patito e ce lo vediamo negato proprio all'ultimo".


Con quali attese era partita per Roma?

"Ci sentivamo quasi al traguardo. E non ci faremo comunque scoraggiare. Per noi la battaglia non si chiude qua".


Qual è la situazione oggi nella sua città, Casale Monferrato?

"Loro dicono che la strage è prescritta, ma a Casale si continua a morire: siamo 35mila abitanti e ogni anno quasi sessanta persone muoiono a causa dell'amianto. Come facciano a dire che è prescritto proprio non riesco a capirlo. Oltre tutto chi ha accettato i pochi soldi degli imputati prima del processo ora si terrà i risarcimenti, mentre per noi non ci sarà nulla".


Schmidheiny assolto. Cosa gli direbbe?

"Sono anni che spero di incontrarlo. Se non è responsabile dei morti venga a parlarci. Vorrei guardarlo in faccia mentre lo fa. Io non cerco vendetta e non ho rancore, ma vorrei che dovesse occuparsi di un malato di mesotelioma per un solo giorno. Un malato qualsiasi di quelli che hanno respirato quell'amianto che lo ha reso ricco".

(Ottavia Giustetti, Jacopo Ricca, Repubblica 20 novembre)