LETIZIA TOMASSONE, Crisi ambientale ed etica. Un nuovo clima di giustizia, Editrice Claudiana,
Torino 2015, p.136, Euro 12,90
Leggendo queste pagine ho ritrovato tanti compagni e compagne di viaggio del mio lungo itinerario umano, cristiano e teologico. I testi sui quali la teologa Letizia Tomassone ha lavorato stanno quasi tutti nella mia biblioteca, pieni di sottolineature e di rimandi.
Per me un posto d'onore occupa il testo di Karl Polanyi del 1944, "La grande trasformazione", che vide la luce in Italia solo nel 1974, quando ormai dal 1967 cominciarono a fiorire i documenti del Consiglio ecumenico delle chiese. Essi sono sempre più espliciti nell'esplorazione delle interconnessioni di creature che sono amate per se stesse e non perché utili all'essere umano.
La teologia del processo di Charles Birch si esprime molto chiaramente:
"Dio partecipa al mondo mentre questo si evolve... E' la creatività di Dio nel mondo in quanto esso risponde all'attività divina. Nella sua natura primordiale Dio non viene prima, ma con tutta la sua creazione. Dio è sia colui che sostiene l'esistenza sia l'incanto dell'esistenza" (cit.pag 125).
Il rilancio, più che la riscoperta, della teologia della creazione come il luogo della presenza accompagnatrice del Dio sorgivo di vita, è ben presente nelle opere di Ellen van Wolde, Mary Grey, Ivone Gebara, Sallie McFague, Catharina Halkes, Rosemary Ruether, Elisabeth Green e tanti altri teologi.
La riflessione della teologa Tomassone non cede per nulla alle visioni ingenue, spesso enunciate come storiche, della idealizzazione di un tempo di pura e completa armonia matriarcale: "Tutta la teologia di Ruether, per esempio, mette in evidenza i pericoli dell'essenzialismo e di una ideologia che esalti un'età idilliaca di armonia con la natura e di potere femminile, precedente la Caduta nel patriarcato" (p. 93).
Nel suo insieme il libro costituisce una solida ed affidabile guida a conoscere e a rimeditare dentro le nostre comunità il contributo specifico dell'ecofemminismo, senza esaltazioni mitiche.
Il pensiero di McFague infonde speranza: "Per lei, la ragione per cui osiamo immaginare un mondo diverso è che Dio è già là e ci aspetta" (pag. 106).
Il vero peccato sta nel fatto che spesso le persone si disconnettono da se stesse, dalle loro relazioni, da Dio. E' il cammino dell'autoreferenzialità la vera anticreazione.
Ivone Gebara ci sollecita alla fiducia: " Nessuna potenza umana avrà mai l'ultima parola... C'è un oltre di Dio, che sperimentiamo nell'appartenere insieme a questa terra... Anche questa forza è più grande di noi e appartiene a Dio." (pag. 99).
Fare corpo con tutta la creazione e addirittura percepire il creato come "corpo di Dio" è soprattutto un cammino di conversione contro ogni forma di razzismo, sessismo, esclusione sociale.
Franco Barbero
Torino 2015, p.136, Euro 12,90
Leggendo queste pagine ho ritrovato tanti compagni e compagne di viaggio del mio lungo itinerario umano, cristiano e teologico. I testi sui quali la teologa Letizia Tomassone ha lavorato stanno quasi tutti nella mia biblioteca, pieni di sottolineature e di rimandi.
Per me un posto d'onore occupa il testo di Karl Polanyi del 1944, "La grande trasformazione", che vide la luce in Italia solo nel 1974, quando ormai dal 1967 cominciarono a fiorire i documenti del Consiglio ecumenico delle chiese. Essi sono sempre più espliciti nell'esplorazione delle interconnessioni di creature che sono amate per se stesse e non perché utili all'essere umano.
La teologia del processo di Charles Birch si esprime molto chiaramente:
"Dio partecipa al mondo mentre questo si evolve... E' la creatività di Dio nel mondo in quanto esso risponde all'attività divina. Nella sua natura primordiale Dio non viene prima, ma con tutta la sua creazione. Dio è sia colui che sostiene l'esistenza sia l'incanto dell'esistenza" (cit.pag 125).
Il rilancio, più che la riscoperta, della teologia della creazione come il luogo della presenza accompagnatrice del Dio sorgivo di vita, è ben presente nelle opere di Ellen van Wolde, Mary Grey, Ivone Gebara, Sallie McFague, Catharina Halkes, Rosemary Ruether, Elisabeth Green e tanti altri teologi.
La riflessione della teologa Tomassone non cede per nulla alle visioni ingenue, spesso enunciate come storiche, della idealizzazione di un tempo di pura e completa armonia matriarcale: "Tutta la teologia di Ruether, per esempio, mette in evidenza i pericoli dell'essenzialismo e di una ideologia che esalti un'età idilliaca di armonia con la natura e di potere femminile, precedente la Caduta nel patriarcato" (p. 93).
Nel suo insieme il libro costituisce una solida ed affidabile guida a conoscere e a rimeditare dentro le nostre comunità il contributo specifico dell'ecofemminismo, senza esaltazioni mitiche.
Il pensiero di McFague infonde speranza: "Per lei, la ragione per cui osiamo immaginare un mondo diverso è che Dio è già là e ci aspetta" (pag. 106).
Il vero peccato sta nel fatto che spesso le persone si disconnettono da se stesse, dalle loro relazioni, da Dio. E' il cammino dell'autoreferenzialità la vera anticreazione.
Ivone Gebara ci sollecita alla fiducia: " Nessuna potenza umana avrà mai l'ultima parola... C'è un oltre di Dio, che sperimentiamo nell'appartenere insieme a questa terra... Anche questa forza è più grande di noi e appartiene a Dio." (pag. 99).
Fare corpo con tutta la creazione e addirittura percepire il creato come "corpo di Dio" è soprattutto un cammino di conversione contro ogni forma di razzismo, sessismo, esclusione sociale.
Franco Barbero