lunedì 23 marzo 2015

MA IL VALORE DEGLI OSTAGGI NON E’ SEMPRE LO STESSO

Secondo le nuove statistiche dell'Icsr, l'International Institute for the Study of Radicalisation, aggiornate alla seconda metà del 2014, i combattenti stranieri in Siria ed Iraq si aggirano intorno ai 20mila, e circa un quinto arriva dall'Europa occidentale. Ciò significa che rispetto a dicembre 2013 il numero dei jihadisti è salito di 4.000 unità. Un contingente non indifferente. Le nazioni con il numero più elevato di combattenti sono Belgio, Germania e Danimarca. Sempre secondo l'Icsr si tratta della più grande mobilitazione di stranieri nel mondo musulmano dal 1945.
Dallo stesso monitoraggio risulta anche che tra il 5 e il 10 per cento dei combattenti stranieri occidentali sono morti nel conflitto e che tra il 10 e il 30 per cento hanno abbandonato le zone di guerra per rientrare in patria, impresa non facile e infatti molti sono bloccati in aree di transito, come la Turchia.
E' uno scenario ben peggiore di quello descritto dai media tradizionali, a cui però mancano alcuni dati importanti: il numero degli ostaggi stranieri, la nazione di provenienza e il valore monetario e politico di ciascuno. A giudicare da come lo Stato islamico ha gestito i due ostaggi giapponesi la nazionalità di chi cade nelle sue mani è fondamentale. Tra i combattenti stranieri censiti dall'Icsr non ci sono giapponesi, eppure il modo in cui l'Is ha ricattato il governo di Abe e quello giordano e ha sfruttato la crisi degli ostaggi per motivi di propaganda sembra confermare il valore strategico dei due giapponesi il cui destino è stato ben diverso da quello delle due cooperanti italiane rilasciate a gennaio. Non tutti gli ostaggi sono merce di scambio monetaria, per alcuni il valore massimo e rappresentato dalla provocazione politica.
Loretta Napoleoni

(Il Venerdì 13 febbraio)