sabato 14 marzo 2015

[SdG] SINODO DEI VESCOVI: RISPOSTE DELLA SCALA DI GIACOBBE

Ciao a tutti,
In questi giorni le diocesi italiane stanno compilando dei questionari che saranno utili alla partecipazione delle stesse al Sinodo dei vescovi, che si terrà dal 4 al 25 ottobre 2015. Anche la Diocesi di Pinerolo è al lavoro in questo senso. In particolare essa sta cercando di coinvolgere gruppi specifici della Diocesi per rispondere a parte di queste domande, e sapendo che siamo un gruppo di gay, lesbiche, transg, etc. credenti ha pensato di girarne alcune anche a noi. Il tempo per rispondere era veramente poco, così alcuni di noi hanno cercato di interpretare lo spirito comune al gruppo. Dunque vi proponiamo domande e relative risposte.

DOMANDE GENERICHE
La descrizione della realtà della famiglia presente nella Relatio Synodi corrisponde a quanto si rileva nella Chiesa e nella società di oggi? Quali aspetti mancanti si possono integrare?
DOMANDE SPECIFICHE
Come la comunità cristiana rivolge la sua attenzione pastorale alle famiglie che hanno al loro interno persone con tendenza omosessuale? Evitando ogni ingiusta discriminazione, in che modo prendersi cura delle persone in tali situazioni alla luce del Vangelo? Come proporre loro le esigenze della volontà di Dio sulla loro situazione?
RISPOSTE A DOMANDE GENERICHE
1-2. La descrizione della famiglia contenuta nella Relatio Synodi corrisponde oramai alla minoranza dei nuclei famigliari esistenti nella società reale. E' sufficiente entrare in qualsiasi tra le classi delle scuole italiane per verificare la vastità delle soluzioni familiari esistenti. Queste famiglie nuove già "esistono", sono le leggi a regolamentarle che mancano. E manca anche la presa di coscienza delle istituzioni religiose, che così tanta influenza hanno -in Italia- sulle decisioni politiche. Non si tratta di cancellare il modello di famiglia "classico", si tratta di integrarlo con le nuove soluzioni che la società stessa produce informalmente e la cui formalizzazione richiede.

RISPOSTE A DOMANDE SPECIFICHE
Premessa
Prima di rispondere alle domande ci preme evidenziare che i quesiti contengono alcune imprecisioni e mancanze alle quali non si può non replicare. Non esistono persone con "tendenze omosessuali". Tendenza è un aggettivo accomunabile a preferenza, capriccio; peccato che queste persone non abbiano fatto alcuna scelta, queste persone sono così strutturalmente dalla nascita, la loro è una variante naturale che non ammette percorsi di revisione e correzione, in altre parole esse non possono cambiare, perché vanno benissimo così come sono. Inoltre usare il termine tendenza omosessuale è tecnicamente scorretto, in quanto ormai da decenni il mondo della psicologia e della sociologia le definisce persone con "orientamento sessuale" omosessuale. Notiamo inoltre con dispiacere che nelle domande non sono citate le persone trans gender, che a differenza degli omosessuali il cui disagio deriva non tanto dalla loro condizione, bensì dal fatto che la società non li accetta, invece nel loro caso il disagio è anche interiore, visto che esse vivono dalla nascita il conflitto tra il sesso loro assegnato biologicamente e l'appartenenza mentale al sesso opposto; e non è neppure questo un capriccio. Per la precisione, la peculiarità delle persone trans gender riguarda non tanto l'orientamento sessuale, quanto l' "identità di genere".


1. A nostro modo di vedere in questo momento la comunità cristiana è di scarso supporto alle famiglie comprensive soggetti omosessuali, e quando lo fa è nella direzione di negazione dell'accettazione di queste naturali caratteristiche. Vengono formulate proposte di "sopportazione della condizione omosessuale", condizione che per essere inglobata nella vita ecclesiale deve ad esempio impegnarsi all'astinenza rispetto l'attività sessuale, e se proprio non si può farne a meno perlomeno essa pratica deve rimanere nascosta vergognosamente. La relazione affettiva stabile poi, proprio non è contemplata all'interno della comunità cristiana e, se praticata, viene additata come distorta quando non malata.
Ogni gesto di evidenziazione di questo stato di cose e i conseguenti gesti per modificarne l'impostazione mediante tentativi di dialogo e rivendicazione hanno spesso come conseguenza l'allontanamento del o dei soggetti dalla vita comunitaria attiva.
L'intento di "prendersi cura" delle persone omosessuali ha un forte sentore di immissione sotto tutela di un soggetto debole, incapace di seguire un percorso scontato e vittima di traumi giovanili. In ossequio a questa visone molte volte si consiglia di intraprendere percorsi di psicoanalisi e cura mentale destituiti di ogni fondatezza scientifica; le cosiddette terapie riparative. L'effetto sui soggetti così trattati si è dimostrato disastroso.

2. Prendersi cura di queste persone si concretizza secondo noi nelle seguenti azioni: i genitori devono trattare questi figli esattamente come i figli eterosessuali, lo stesso amore genitoriale che in effetti è unico e universale; l'omosessualità dei figli va trattata non come un problema, ma come un dono e sostenuto in quanto tale.
Il genitore non dovrà curarsi di nascondere queste caratteristiche ma di assecondarle e valorizzarle al fine di promuovere e la piena e responsabile realizzazione nella vita del proprio figlio\a. Questa è l'unica possibile ricetta per la felicità di chiunque.

3. Il concetto di volontà di Dio nella vita delle persone omosessuali deve essere necessariamente ripulito da tutte le interpretazioni che si sono sovrastrutturate nei secoli annacquando il senso autentico del messaggio evangelico. Questo si riassume in pochi semplici concetti: l'amore di Dio si propone indistintamente a tutti i suoi figli e figlie; la stessa vita di Gesù è stata caratterizzata dal concetto di accoglienza. Tali semplici elementi costituiscono pertanto il fondamento della volontà di Dio verso tutti gli uomini, e la naturale conseguenza deve essere la loro concretizzazione (culturale e legislativa) nella società religiosa e civile.


__