1. Oggi la famiglia si declina al plurale. Sacralizzarne un modello significa guardare un piccolo pezzo delle varie tipologie di famiglia con il rischio di svalorizzare altre esperienze, di concepirle come devianti o inferiori.
Ricavare dalla Bibbia la normatività di un modello di famiglia significa confondere il messaggio con un dato culturale, contingente.
Si tratta di un abbaglio che l'esegesi biblica ci permette di superare.
2. Stupisce questa insistenza sulle tendenze omosessuali. Quando io parlo di me o di Antonio e Lucia non dico che ho e abbiamo tendenze eterosessuali. La parola "tendenza" denota un codice culturale e linguistico che non riconosce la piena naturalità dell'identità sessuale.
Non dirò che Manuela e Giuseppe hanno tendenze eterosessuali. Riconoscerò la loro identità come sana e positiva. Così per Alberto e Francesco.
Oggi – non da oggi in verità – la psicanalisi afferma la natura sana della relazione amorosa di due persone omosessuali.
3. Dentro la comunità cristiana resta da compiere un lungo cammino, ma… si è in cammino. E' già un dono di Dio.
A mio avviso, compaiono nel popolo di Dio e in alcuni pastori segni di conversione evangelica. Sul terreno biblico e teologico è in atto una vera rivoluzione che mette sullo stesso piano l'amore etero e l'amore omosessuale.
I documenti ufficiali del magistero cattolico vengono confutati, aggirati o ignorati negli studi più rigorosi ed è sperabile che presto si abbia la lucidità scientifica e il coraggio evangelico di ritrattarli. Si tratta di un "caso" di ignoranza più grave di quello di Galileo…
4. Il dato più offensivo sta nel fatto che, come vado scrivendo da decenni, si parla molto degli e sugli omosessuali e poco o nulla si ascoltano gli omosessuali, le lesbiche, i transessuali.
Lo stesso vocabolario della comprensione, del rispetto e dell'accoglienza suona sottilmente ipocrita in tanti pronunciamenti ecclesiastici. Il linguaggio religioso della "misericordia" in tale contesto è irricevibile.
5. E' un vero dono di Dio: molti omosessuali credenti hanno imparato a non chiedere a nessuno il permesso di amare. Anch'io dal 1978 non ho atteso l'autorizzazione di nessuno per annunciare la benedizione di Dio nel matrimonio di due persone omosessuali. Ho così agito in scienza e in coscienza con almeno 300 coppie omosessuali.
Grande importanza in alcune comunità ha assunto la presenza di gruppi di gay e lesbiche credenti che partecipano con serenità e creatività alla vita comunitaria.
6. Gli omosessuali credenti partecipano da anni all'impegno e alle lotte per il riconoscimento dei diritti civili sapendo che il cammino di fede va incarnato nelle scelte quotidiane di uguaglianza a livello laico.
Gli omosessuali chiedono diritti, ma esprimono soprattutto la loro volontà di essere soggetti paritari e responsabili nella chiesa e nella società. La loro richiesta di "fare famiglia" è insieme espressione di un diritto e dichiarazione di responsabilità. Diritti e responsabilità costituiscono un binomio inscindibile in qualunque persona matura, in qualunque relazione d'amore degna di questo nome.
7. Gesù di Nazareth ci ha testimoniato ed insegnato che ogni amore vero è un dono di Dio. Nessuna autorità umana, politica o religiosa, può trasformare un dono di Dio in una disgrazia, in una patologia, in una deviazione, in un attentato alla famiglia.
8. Dal 1963, quando il racconto di tanti amori omosessuali mi fu confidato nell'esercizio del mio ministero, cominciò quello smarrimento che sgretolò le mie certezze eterosessuali e aprì in me un varco per smontare il pregiudizio che mi imprigionava.
L'ascolto delle persone, lo studio e la preghiera mi hanno nutrito in questo viaggio in cui, anche senza la benedizione della mia chiesa, ho sempre assaporato la dolce e forte compagnia di Dio e di tantissimi credenti.
Don Franco Barbero
Pinerolo, 3 marzo 2015
Comunità cristiana di base di Via Città di Gap, 13
340/8615482