Dal Secondo libro dei Re capitolo 4, 38-41
[38]Eliseo tornò in Gàlgala. Nella regione imperversava la carestia. Mentre i figli dei profeti stavano seduti davanti a lui, egli disse al suo servo: «Metti la pentola grande e cuoci una minestra per i figli dei profeti». [39]Uno di essi andò in campagna per cogliere erbe selvatiche e trovò una specie di vite selvatica: da essa colse zucche agresti e se ne riempì il mantello. Ritornò e gettò i frutti a pezzi nella pentola della minestra, non sapendo cosa fossero. [40]Si versò da mangiare agli uomini, che appena assaggiata la minestra gridarono: «Nella pentola c'è la morte, uomo di Dio!». Non ne potevano mangiare. [41]Allora Eliseo ordinò: «Portatemi della farina». Versatala nella pentola, disse: «Danne da mangiare alla gente». Non c'era più nulla di cattivo nella pentola.
Ho scoperto questo episodio che si trova nel secondo libro dei Re leggendo il libro di Lidia Maggi "Elogio dell'amore imperfetto" dal quale ho tratto alcune di queste riflessioni.
E' questa una storia per tempi di carestia. Ci si muove nello scenario biblico tra momenti in cui sperimentiamo la presenza di Dio e altri in cui patiamo la Sua lontananza.
La Scrittura muovendosi tra tempi di abbondanza e tempi di carestia ci aiuta a riflettere sui nostri rapporti, in cui conosciamo momenti di grande gioia e altri di difficoltà, per cui diventa importante riuscire ad amarci nell'imperfezione.
Il brano ci racconta che l'entusiasmo del discepolo nel trovare del cibo per sfamare i presenti diventa un pericolo perché ne deriva una minestra velenosa.
Ma il profeta Eliseo di fronte a questa minestra immangiabile non butta via tutto, ma la trasforma aggiungendo la farina.
Spesso noi nello sperimentare la crisi nei rapporti tendiamo a eliminare, a buttare, invece questa narrazione ci suggerisce di avere la capacità di discernimento, di assaggiare, di valutare ciò che non va e poi provare a modificare.
Uno sguardo moralistico può indurci a togliere ciò che non va, la Bibbia che ci racconta di scenari di carestia, non tende a rimuoverli immediatamente ma prova a correggerli come accade nella minestra avvelenata.
Non esistono relazioni perfette nel mondo reale, esistono solo nell'immaginario infantile, nella pubblicità, nei romanzi rosa. Ma nel confrontarci con queste relazioni irreali ci sentiamo inadeguati nella nostra storia affettiva.
E' necessario riconciliarci con le imperfezioni della vita perché la realtà è fatta anche di fragilità, di fallimenti, di incomprensioni e di silenzi.
La presenza di Dio nella nostra vita può aiutarci nel nostro cammino e tenerci lontani dallo scoraggiamento, a valorizzare e vivere con gioia gli anni che ci sono dati.
Franca Gonella, domenica 24 maggio 2015