Paolo De Benedetti, teologo e biblista, si racconta. Lo fa attraverso un dialogo con Pietro Mariani Cerati e Luigi Rigazzi, entrambi della redazione di "Qol".
Un confronto semplice e profondo, a metà tra biografia e teologia. Il racconto parte dalle origini ebraiche, passa dagli anni dell'editoria a Milano con Bompiani e poi in Garzanti, fino agli studi biblici e il dialogo interconfessionale.
Dalle parole - accompagnate da quelle della sorella Maria - di quest'uomo "delle due frontiere", emerge un prezioso pezzo di storia della cultura italiana, come spiegato in questa intervista ai due autori.
Perché è stato importante, per voi, raccontare la storia della famiglia De Benedetti?
Abbiamo conosciuto Paolo De Benedetti alla fine degli anni Settanta. Il suo modo unico e profondo di approccio alla Bibbia alla luce della tradizione ebraica ci ha conquistati. Per via dell'età ora è fermo ad Asti e questo ci ha consentito di intervistarlo su tanti temi che negli ultimi trent'anni aveva sviluppato in pubblicazioni e conferenze.
Ci siamo accorti che solo inserendo Paolo e la sorella Maria all'interno della famiglia De Benedetti sarebbe stato possibile effettuare l'intervista. Maria è "donna gru" della famiglia De Benedetti; tra coloro che tengono in piedi la famiglia.
Qual è il Dio di cui si è occupato Paolo De Benedetti?
Una delle novità teologiche ed esegetiche di Paolo è stata quella di portare non solo gli uomini, ma anche gli animali e il creato, che come dice san Paolo "geme", in Paradiso. Fa piacere sentire che anche papa Francesco è su questa linea quando afferma: "Andremo in Paradiso come gli animali".
Un'altra novità è il suo parlare, premettendo il "se così si può dire", di Dio: "In un certo senso Dio fa due cose che un Dio metafisico non farebbe: essere aiutato ed essere consolato. E questo bisogno ce l'ha il Dio che sta nei Cieli e l'ha avuto in sommo grado Gesù nella sua passione e morte".
Si è sempre parlato, nel rapporto con Dio, dei bisogni dell'uomo: De Benedetti introduce invece la novità dei bisogni di Dio.
De Benedetti è al centro di una rete fittissima di relazioni con figure rilevanti: puoi approfondire questo aspetto?
In una presentazione a Milano, al tavolo dei relatori c'erano Umberto Eco e Giuseppe Laras; i rapporti con le persone di Paolo De Benedetti, nella sua lunga vita, hanno spaziato a 360 gradi.
Il suo grande lavoro alla Bompiani, seguito da un altro lungo e fecondo periodo alla Garzanti, gli hanno consentito di stringere numerosi rapporti con il mondo culturale italiano, europeo e oltre.
Non è un caso che chiuda l'intervista con una citazione dai Poemi Conviviali di Pascoli.
Va ricordato, anche, che il successo della Cattedra dei non credenti, voluta dal Cardinal Martini a Milano, è legato proprio alla figura di De Benedetti, che ha ricevuto dal cardinale l'incarico di organizzarla.
Cos'ha da dire questo libro ai giovani?
Alla domanda quali libri della Bibbia consiglierebbe a chi si avvicina per la prima volta alle Scritture, De Benedetti risponde: "Qoelet e Deuteronomio".
Questa indicazione ha profonde motivazioni e noi autori siamo in sintonia con lui. Non tocca a noi consigliare questo testo, ma ci si lasci dire che le parole sapienti di De Benedetti di hanno "consolato", e continuano a farlo.
(Giulia Ceccuti, Mosaico di Pace Maggio 2015)