venerdì 8 maggio 2015

Ripropongo, senza alcuna mutazione, uno scritto che pubblicai su CRONACHE CHIERESI il 7 novembre 1969.
Ero un ragazzo. Sono passati 46 anni, ma la direzione è ancora quella. Lo dedico ai confratelli: si può partire subito con decisione e rovinarsi subito la carriera. Così una prima scelta è fatta.
don Franco

DAL CIELO DELLE IDEE ALLA TERRA DEGLI UOMINI

Il passaggio è un cammino obbligatorio. « Chi cerca di sfuggire dalla terra non trova Dio, trova solo un altro mondo, più bello, più tranquillo, un mondo irreale, ma non il Regno di Dio che comincia in questo mondo ». Lo spazio della Chiesa non è tanto il tempio, ma il mondo dove oggi, per esempio, si lotta per il contratto di lavoro, per una casa decente, per un affitto sopportabile, per una scuola valida - Chiesa Comunitaria

La Chiesa di oggi non ha solo guai e problemi, ma, guardata serenamente, dispone di tante menti e tante braccia aperte all'impegno. La grazia dello Spirito Santo, attraverso gli avvenimenti della storia, feconda la Chiesa e la risveglia con una stimolante « provocazione ». Provocare significa chiamare a qualche cosa, risvegliare ad un compito, anche se può aver l'aria d'un brutale scontro con problemi urgenti, totalmente o parzialmente nuovi.
La Chiesa lavora al Regno di Dio se accetta questa provocazione, se ne interpreta il profondo significato e non gioca a nascondino misconoscendo la portata di ciò che appare e si costruisce nella storia di oggi. La Chiesa col Concilio ci ha chiaramente stimolati: noi credenti non siamo fatti per contemplare i monumenti del passato o inneggiare a certezze scadute.
Gli uomini ci sfidano sui segni e si tratta di una sfida che bisogna raccogliere. Se parliamo d'amore, di giustizia e di pace, ma l'uomo non può esperimentare la traduzione storica di questo annuncio, ha ragione di salutarci e di cercare fuori del cristianesimo strade più efficaci. Proprio in questa linea di ricerca tutti avvertiamo un certo risveglio e una grande speranza. A parte le montature giornalistiche, è chiaro che esistono all'interno della Chiesa opinioni ed impostazioni nettamente diverse. Il Sinodo dei Vescovi, segnando la morte dell'uniformità, mostra che il pluralismo è una grazia e un compito difficile. Essere diversi ormai più che legittimo diventa doveroso e ci auguriamo che la Chiesa promuova questa linea con coraggio. Dove c'è molto amore possono esistere anche molte diversità e nulla va a scapito della comunione.
Fino a ieri faceva scalpore tutto ciò che usciva dalla normalità: oggi il Concilio ci rende aperti al futuro e ha definitivamente sepolto scandali che non hanno più ragion d'essere. Anzi ha promosso certe aperture decisamente « scandalose ». Le nostre comunità stanno attuando, in una comunione ricca di tensioni e non sempre priva di infantilismi, una meravigliosa pluralità di esperienze per cui si imboccano in modo legittimo strade notevolmente diverse. In questo senso parliamo di Chiesa nuova.
Parlando di novità nella Chiesa, nessuno vuole farne un uso inebriante. Occorre afferrare bene il significato di questa novità. La Chiesa infatti non può ridursi né al suo passato, né al suo presente, né al suo avvenire. Essa deve soltanto cercare, nella luce dello Spirito, e interrogarsi a fondo sulle direzioni di Dio. Al riguardo particolarmente significativo ci pare questo brano del vescovo di Bruxelles, J. Suenens: « Per me se bisogna scegliere fra uno stato di immobilismo e uno stato di tensione, io preferisco quest'ultimo perché è un segno di vitalità. Io credo che dovremo vivere ancora per lungo tempo in stato di transizione. Occorre del tempo per sbarazzarsi di una certa immagine della Chiesa di tipo statico e legalista che ci era familiare, per vedere prendere corpo una Chiesa più comunitaria, più vicina agli uomini  più fraternamente evangelica, più orante. Non temo affatto questa evoluzione. Ma a condizione che quelli che optano per l'avvenire, nello svincolarsi da un certo passato, abbiano un senso profondo del cristianesimo totale e che lo vivano».
Lo Spirito Santo sta esorcizzando il popolo di Dio da certe paure come ci ha vaccinati dagli entusiasmi illusori. Così molte comunità cominciano a « vivere fuori », a non accontentarsi di guardare avanti o di mettere il naso fuori della porta: « Chi cerca di sfuggire dalla terra non trova Dio, trova solo un altro mondo, il suo mondo, più bello, più tranquillo, un mondo irreale, ma non il Regno di Dio che comincia in questo mondo. Chi sfugge la terra per trovare Dio, trova solo se stesso » (D. Bonhoeffer).
Forse abbiamo bisogno di una violenta Pentecoste in cui lo Spirito Santo con la sua azione possente, facendo di noi uomini nuovi, apra le porte dei nostri cenacoli, dei nostri ghetti religiosi (e persino dei nostri Sinodi) e ci costringa ad uscire collocandoci nel cuore dei problemi concreti e cocenti. II passaggio dal cielo delle idee alla terra degli uomini è un cammino obbligatorio. Ci accorgiamo (ed è vecchia sapienza dei santi) che lo spazio nella Chiesa non è tanto il tempio, ma il mondo dove oggi per esempio, si lotta per i contratti di lavoro, per una casa decente, per un affitto sopportabile, per una scuola valida. La Chiesa forse progredirà nella comunione nella misura in cui i credenti metteranno al primo posto la comunione con Cristo presente nei fratelli da servire. La comunione ecclesiale non  può non passare attraverso la comunione col mondo. Questo suppone ovviamente una nuova visione dei nostri rapporti di credenti con tutti gli uomini. Nella Chiesa, popolo di Dio, gli altri, quelli che lavorano per la verità e l'amore sono già al loro posto, sono i figli veri. Forse essi non lo sanno ancora e noi non lo sappiamo per nulla o non lo sappiamo abbastanza. L'altro non è uno che dobbiamo cercare al di fuori ma è già con noi.
Ma c'è di più: tutta l'umanità è una sola famiglia. Perciò se l'umanità è una, unica è la avventura umana. Tutti gli uomini debbono avanzare insieme con gli altri. Se qualcuno vuol fare la sua storia indipendentemente oppure a spese degli altri costui è un « disertore ».
Una Chiesa che annunci e realizzi l'amore crea agli uomini delle occasioni per rispondere responsabilmente a Gesù Cristo: questa è autentica evangelizzazione. Facciamo degli esempi. Un gruppo di giovani che si raduni per riflettere e decidersi evangelicamente sui problemi della giustizia meditando la Parola di Dio, mentre altri vanno a ballare o si beano di « Canzonissima » o dell'ozio del bar; una coppia di sposi che invece di starsene tranquillamente davanti al televisore si trova con altri sposi per mettere in comune la propria esperienza ed i propri problemi; l'operaio che in giorno di sciopero non solo non fa il crumiro, ma cerca di motivare la sua posizione e di dimostrare la sua solidarietà partecipando all'assemblea: costoro pongono dei chiari segni che possono essere una efficacissima evangelizzazione.
I credenti impegnandosi su queste strade, annunciano l'amore. In realtà se la Chiesa non annuncia l'amore non annuncia niente.
Una comunità cristiana dice molto quando ama molto, proprio perché l'amore è la più alta verità, è grazia totale, è fraternità perfetta. Una comunità che denunciando gli oppressori, cioè i padroni, ha il coraggio di spazzare certe comode solidarietà coi potenti e stringere nuove amicizie coi poveri e gli ultimi, può parlare di povertà e di impegno, sperando che le parole non siano gettate al vento.
Gli uomini (e soprattutto Cristo) giudicano la Chiesa dalle sue amicizie. Bisogna piantare, disseminare nel mondo molte comunità che siano segni e sorgenti di amore e allora avverrà, per grazia di Dio, ciò che dice il profeta Zaccaria: "Così parla ancora il Signore degli eserciti: Avverrà in quei giorni che dieci uomini di tutte le lingue delle nazioni pagane s'attaccheranno al lembo della veste di un giudeo e gli diranno: Vogliamo venire con voi perché abbiamo compreso che con voi c'è Dio » (8, 23).

Franco Barbero

Guai a coloro che rendono amaro il diritto
e calpestano la giustizia,
che odiano chi li redarguisce
e detestano chi parla con integrità.
Ebbene! Poiché voi opprimete il debole
e esigete un tributo sul suo grano,
in quelle belle case di pietra
che avete costruito
non abiterete,
di quelle scelte vigne,
che voi avete piantato,
non berrete il succo.
Io lo so: numerose sono le vostre colpe,
enormi i vostri misfatti,
perseguitate il giusto
estorcete riscatti
e i poveri respingete.
Il saggio tace in tempi come questi,
perché sono giorni malvagi.
Cercate il bene, non il male:
allora sarete la Vita
e il Signore sarà con voi, come dite.
Odiate il male, amate il bene,
stabilite saldamente il diritto in città;
forse il Signore avrà pietà
dei suoi fedeli.
(Bibbia: Libro di Amos – cap. 5, 7-15 – sec. VIII a. C.)