C'è una marginalità nella chiesa che è conseguenza di una marginalizzazione, cioè di un atto gerarchico che pone il soggetto ai margini dell'istituzione, nel tentativo di isolarlo.
Le gerarchie non sopportano chi dissente su punti, specialmente dottrinali,che essa ritiene irrinunciabili. Chi è progressivamente marginalizzato,si trova a fare i conti con tante domande e possibilità: ritrattare , rientrare nei ranghi dell'obbedienza e della carriera, sbattere la porta oppure andarsene in silenzio con il dolore del sopruso subito,cambiare pagina e abbandonare la stessa esperienza di fede oppure accontentarsi di un posticino di lavoro "misericordiosamente"concesso dall'istituzione?
Ritengo che ci sia un'altra possibilità che io personalmente ho esplorato e percorso.
Si tratta di fare della nuova situazione una condizione di rinascita umana, spirituale e culturale.
Il primo passo, suggerito e sorretto dal senso di dignità e dalla frequentazione delle Scritture, può consistere nell'evitare la trappola della rabbia. Essa infatti ritornerebbe solo a proprio danno e darebbe spazio ulteriore all'operazione repressiva del potere gerarchico conferendogli una parvenza di legittimità.
Solo un grande radicamento nella preghiera, congiunto alla saggezza della vita può aiutarci a non perdere l'equilibrio e la serenità personale. Si tratta di uno dei momenti più faticosi(come vivere,mangiare e pagare l'affitto?...),ma anche più rigeneranti e fecondi.
Il Dio delle sorprese può regalare, come è successo a me, la vicinanza di amici veri, autentici "angeli" di Dio in carne ed ossa.
Chi si trova nella chiesa e sceglie di restarvi, sia pure in condizione di marginalizzato, sospeso o sconfessato, entra nel numero dei marginali: quelli e quelle che Gesù, immergendosi ed immedesimandosi in essi, ha scelto.
Allora, marginale tra i marginali, attraversando la valle profonda di un inevitabile smarrimento, scopre che in lui si sta formando un nuovo sguardo sulla realtà ecclesiale e laica e si sta aprendo un nuovo orizzonte teologico.
Il mondo dei marginali, di quelli che conoscono la fatica di vivere, di pagare le bollette, di abitare una casa non concessa dalla curia, si rivela pieno di contraddizioni e altrettanto ricco di "miracoli" e di profezia.
Il marginalizzato scopre un sacco di "cattive compagnie" con le quali entra in una crescente sintonia: separati divorziati/e, omosessuali, transessuali, preti sposati, prostitute, tossicodipendenti ed emarginati vari...
La loro compagnia fa emergere una nuova percezione della presenza di Dio nella storia e nel tessuto quotidiano. Questa marginalità ecclesiale apre a nuove solidarietà e fa nascere una comprensione del messaggio biblico veramente liberante.
Lì, in queste preriferie che l'ortodossia gerarchica condanna, si incontrano i nuovi profeti....quelli che non sanno nemmeno di esserlo.
Dopo anni il prete, il teologo marginalizzato quasi quasi ringrazia Dio per quell'abuso subito dal potere ecclesiastico; o meglio ringrazia Dio di averlo accompagnato in un difficile ma liberante cammino di immersione nella marginalità, assunta consapevolmente come nuovo spazio di fede, di lotta, di conversione e di ministero.
Nessun risentimento verso chi lo ha condannato; nessuna voglia di perdersi nell'anti-istituzione..
Nella preghiera assidua, nel rigore dello studio e nella gratitudine per i nuovi compagni di viaggio, esperimenta la gioia di un cammino da inventare ogni giorno. Con spirito critico e soprattutto costruttivo, impara ad ascoltare a lasciarsi accompagnare e a fare compagnia ai tanti cercatori di senso, di giustizia, di soliarietà e di Dio,che le gerarchie hanno bollato con il timbro dell'esclusione.
Per lui o per lei è "saltato" l'aut-aut del fuori e dentro la chiesa. Si sente totalmente chiesa in questa difficile appartenenza collocata sulla soglia. Non ha per nulla abbandonato il sogno e l'impegno per una chiesa "altra" e per un mondo "altro".
Sempre di più la vita fa centro sulla fiducia in Dio e sul vivere la quotidiana esperienza degli ultimi e ultime, lasciando tutto nelle mani di Dio, nella responsabilità personale e nell'impegno comunitario.
Franco Barbero
(Da uno scritto del 1981 in dialogo con alcuni sacerdoti in difficoltà con l'istituzione ecclesiastica).