mercoledì 24 giugno 2015

Le vene ancora aperte

Quelle vene aperte dell'America Latina che sono diventate il simbolo dell'analisi di Eduardo Galeano sul continente, non si sono mai rimarginate. Purtroppo, grondano ancora sangue e miseria. Si chiamano miniere. E sono il simbolo più evidente dell'impoverimento cui sono condannati gli abitanti del Centro e Sudamerica. Sono anche il segno di potere di una colonizzazione che non è  affatto finita con la conquista dell'indipendenza da parte dei diversi Paesi. Imprese transnazionali che, d'accordo con governi più o meno compiacenti, continuano a fare scempio delle terre, dell'acqua e dell'aria e, quindi, di ogni essere vivente. Anche nella Bolivia di Evo Morales, quella che per la prima volta ha eletto la Madre Terra (Pachamama) a soggetto di diritto, la mafia capitalista e il capitalismo mafioso, continuano a seminare distruzione, sofferenza e morte, guardandosi bene dal condividere gli utili. Ieri, accompagnati dalle donne indigene raccolte nell'associazione de Las Hermanas, abbiamo visitato comunità e terre contaminate dalle miniere di zinco, argento e piombo. Paesaggi lunari che fino a ieri erano pascoli e terre ospitali e fertili. Queste donne eroiche denunciano da anni questa violenza senza essere ascoltate, ma non si fermano né si tacciono. Con la loro lotta continuano a "generare" speranza, perché quelle vene della terra siano fonte di vita e non di morte.
Tonio Dell'Olio

(Mosaico di Pace giugno 2015)