Luserna S.G. -
I riflettori sono tutti puntati su Villar Pellice ma anche il borgo di Luserna sta accogliendo un bel gruppo di rifugiate e richiedenti asilo: si tratta delle ragazze africane ospiti all'ex albergo Giardino nella struttura che Silvana Furuli ha acquistato e attrezzato come Casa famiglia per anziani.
Del gruppo originario, quello arrivato il 30 giugno, sono rimaste in otto su trenta, più una bimbetta di pochi mesi. Le altre se sono allontanate spontaneamente: "Sono libere, non sono in carcere - spiega Furuli - Abbiamo messo delle regole per l'ingresso e l'uscita dalla struttura ma non possiamo impedire loro di andarsene".
I loro documenti non sono a posto, se scappano l'iter per il riconoscimento del loro status s'interrompe: ma i rischi che corrono sono ancora più gravi.
I riflettori sono tutti puntati su Villar Pellice ma anche il borgo di Luserna sta accogliendo un bel gruppo di rifugiate e richiedenti asilo: si tratta delle ragazze africane ospiti all'ex albergo Giardino nella struttura che Silvana Furuli ha acquistato e attrezzato come Casa famiglia per anziani.
Del gruppo originario, quello arrivato il 30 giugno, sono rimaste in otto su trenta, più una bimbetta di pochi mesi. Le altre se sono allontanate spontaneamente: "Sono libere, non sono in carcere - spiega Furuli - Abbiamo messo delle regole per l'ingresso e l'uscita dalla struttura ma non possiamo impedire loro di andarsene".
I loro documenti non sono a posto, se scappano l'iter per il riconoscimento del loro status s'interrompe: ma i rischi che corrono sono ancora più gravi.
"Molte ragazze per affrontare il viaggio s'indebitano con persone prive di scrupoli che poi pretendono la restituzione dei soldi una volta arrivate in Italia - analizza Susan Ocheinehi Ogaje, mediatrice culturale, che vive nel nostro Paese da 25 anni - vengono minacciate attraverso riti voodoo.
Temono per sé e per la loro famiglia". Pur di liberarsi dalla "maledizione" accettano di finire sulla strada: "Cerchiamo di far capire loro che non hanno nulla da temere. Anzi, che devono denunciare i loro sfruttatori".
Temono per sé e per la loro famiglia". Pur di liberarsi dalla "maledizione" accettano di finire sulla strada: "Cerchiamo di far capire loro che non hanno nulla da temere. Anzi, che devono denunciare i loro sfruttatori".
Un'operazione difficile.
Così come far convivere il folto gruppo di nigeriane (oggi una ventina) con quattro francofone della Costa d'Avorio. Così come trovare gli equilibri tra l'esuberanza delle giovani donne con le treccine e il contesto in cui sono inserite. "In gran parte sono evangeliche. Le portiamo al Culto. E loro cantano, a lungo". Il pastore valdese di S. Giovanni Giuseppe Ficara sta dando un contributo importante all'integrazione.
Così come far convivere il folto gruppo di nigeriane (oggi una ventina) con quattro francofone della Costa d'Avorio. Così come trovare gli equilibri tra l'esuberanza delle giovani donne con le treccine e il contesto in cui sono inserite. "In gran parte sono evangeliche. Le portiamo al Culto. E loro cantano, a lungo". Il pastore valdese di S. Giovanni Giuseppe Ficara sta dando un contributo importante all'integrazione.
"Emotivamente è dura - confida Silvana Furuli - la cosa più difficile? Vedere certe persone che approfittano dell'ingenuità delle ragazze. Ma soprattutto conoscere le loro storie, i loro drammi".
Sonia ha 17 anni ed è scappata da Benin City. Anche laggiù era "straniera", perché arrivava da un villaggio agricolo dell'Est: "Hanno ucciso mio fratello e mia sorella.
Ho visto morire i miei genitori. Hanno ferito anche me", dice mostrando le cicatrici sulla pelle ambrata. "Nelle città del Sud non c'è la guerra, ma tanta violenza - conferma Susan Ocheinehi Ogaje - bande armate impongono il reclutamento ai ragazzi.
E se questi non accettano, sterminano le loro famiglie".
Ho visto morire i miei genitori. Hanno ferito anche me", dice mostrando le cicatrici sulla pelle ambrata. "Nelle città del Sud non c'è la guerra, ma tanta violenza - conferma Susan Ocheinehi Ogaje - bande armate impongono il reclutamento ai ragazzi.
E se questi non accettano, sterminano le loro famiglie".
(Daniele Arghittu, L'Eco del Chisone 3 settembre)
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