Nicola Piovani, musicista, premio Oscar, romano, infastidito dal «linciaggio» di Marino.
Lei ha parlato di complotto. Ancora convinto?
«Non mi permetto di parlare di complotto. Trovo sospetto il linciaggio mediatico che lo ha circondato e affondato».
E l'etica? Le note spese?
«La verità la diranno le inchieste. Vedo giornalisti sguinzagliati alla ricerca di un oste che testimoni la marca di una bottiglia di vino bevuto, servizi televisivi su una cena che costa meno della troupe inviata. Leggo sugli stessi giornali che, comunque, si tratterebbe di 60 euro di spesa giornaliera…
Guardi, non faccio il difensore di nessuno, ma come cittadino sono sconcertato. Vivo a Roma da sempre e ne ho viste di cotte e di crude - piè di lista, cene, pranzi e colazioni - che passavano sotto l'occhio pigro e rassegnato dell'informazione. Ora è scoppiato lo scontrino-gate: e il senso del ridicolo dove lo mettiamo? Ma magari forse mi sbaglio io, forse il mio senso delle proporzioni è stonato. È tempo di demagogia, nei governi e nelle opposizioni».
Si vogliono dare a lui responsabilità di amministrazioni precedenti?
«Precedenti e seguenti. Mi insospettiscono quelli che, scoprono ora la monnezza romana. Nel 1985 ho musicato Ginger & Fred di Fellini. Cominciava con un arrivo alla stazione Termini: un grande cartellone recitava "Roma pulita" ed era sommerso dalle immondizie. Marino non c'era».
Quale futuro per Roma?
«Temo che in questa città, chiunque oserà mettersi contro certi poteri sedimentati, contro clientele e mafie, non avrà vita facile. Vorrei sbagliarmi. Mi piacerebbe essere smentito, e che a Roma arrivasse un altro sindaco onesto, migliore. Magari un comunicatore suadente: Marino, lo dicono in molti, risulta antipatico laddove Clemente Mastella invece di persona è molto simpatico».
[m. cor.]
(La Stampa 9 ottobre)
Lei ha parlato di complotto. Ancora convinto?
«Non mi permetto di parlare di complotto. Trovo sospetto il linciaggio mediatico che lo ha circondato e affondato».
E l'etica? Le note spese?
«La verità la diranno le inchieste. Vedo giornalisti sguinzagliati alla ricerca di un oste che testimoni la marca di una bottiglia di vino bevuto, servizi televisivi su una cena che costa meno della troupe inviata. Leggo sugli stessi giornali che, comunque, si tratterebbe di 60 euro di spesa giornaliera…
Guardi, non faccio il difensore di nessuno, ma come cittadino sono sconcertato. Vivo a Roma da sempre e ne ho viste di cotte e di crude - piè di lista, cene, pranzi e colazioni - che passavano sotto l'occhio pigro e rassegnato dell'informazione. Ora è scoppiato lo scontrino-gate: e il senso del ridicolo dove lo mettiamo? Ma magari forse mi sbaglio io, forse il mio senso delle proporzioni è stonato. È tempo di demagogia, nei governi e nelle opposizioni».
Si vogliono dare a lui responsabilità di amministrazioni precedenti?
«Precedenti e seguenti. Mi insospettiscono quelli che, scoprono ora la monnezza romana. Nel 1985 ho musicato Ginger & Fred di Fellini. Cominciava con un arrivo alla stazione Termini: un grande cartellone recitava "Roma pulita" ed era sommerso dalle immondizie. Marino non c'era».
Quale futuro per Roma?
«Temo che in questa città, chiunque oserà mettersi contro certi poteri sedimentati, contro clientele e mafie, non avrà vita facile. Vorrei sbagliarmi. Mi piacerebbe essere smentito, e che a Roma arrivasse un altro sindaco onesto, migliore. Magari un comunicatore suadente: Marino, lo dicono in molti, risulta antipatico laddove Clemente Mastella invece di persona è molto simpatico».
[m. cor.]
(La Stampa 9 ottobre)