Lo si sospettava da tempo, ma ora è quasi certo: le guerre fra popolazioni umane non sono un fenomeno più o meno recente ma risalgono agli albori della civiltà, alle prime società stanziali sorte con l'avvento dell'agricoltura. Lo dimostra una fossa comune di 7000 anni fa rinvenuta in Germania, vicino a Francoforte, e analizzata su Pnas dall'archeologo Christian Meyer dell'Università di Magonza.
Già negli anni '80 due fosse comuni della stessa epoca con ossa segnate da attacchi violenti, in Austria e in Germania, avevano fatto sospettare che le società preistoriche non fossero pacifiche come le si dipingeva. Ma alcuni archeologi supponevano che si trattasse di episodi isolati, eccezioni piuttosto che la regola.
Questa terza fossa non solo aggiunge un ulteriore esempio ai due noti, rendendo difficile relegarli a eccezioni non rappresentative, ma mostra i segni raccapriccianti di una violenza sistematica. I 26 corpi - di cui 10 di bambini sotto i sei anni - furono sepolti in fretta alla rinfusa, senza riguardo per le abitudini e i rituali funebri in voga già all'epoca, quali il seppellire i familiari vicini e con oggetti personali. I crani denunciano colpi molto violenti e oltre metà delle tibie sono state spaccate subito prima o dopo la morte, dato che le fratture non hanno segni di guarigione.
Tutte e tre le fosse risalgono all'epoca in cui l'agricoltura, nata in Medio Oriente qualche millennio prima, era appena arrivata in Europa centrale, facendo sorgere i primi villaggi stanziali formati tipicamente da 30-40 persone. I tre episodi, con qualche decina di vittime ciascuno, sembrano quindi rappresentare la distruzione sistematica di altrettanti villaggi. La carenza fra i cadaveri di giovani donne fa sospettare che queste venissero rapite, rafforzando la tesi di attacchi non occasionali ma organizzati. Presumibilmente, sospetta Meyer da parte di villaggi vicini in competizione per le terre. In ogni caso, studi come questo cambiano l'idea che gli studiosi si stanno facendo della nostra specie e delle nostre potenzialità di violenza.
G. Sabato
(da Rocca n. 19/2015)
Già negli anni '80 due fosse comuni della stessa epoca con ossa segnate da attacchi violenti, in Austria e in Germania, avevano fatto sospettare che le società preistoriche non fossero pacifiche come le si dipingeva. Ma alcuni archeologi supponevano che si trattasse di episodi isolati, eccezioni piuttosto che la regola.
Questa terza fossa non solo aggiunge un ulteriore esempio ai due noti, rendendo difficile relegarli a eccezioni non rappresentative, ma mostra i segni raccapriccianti di una violenza sistematica. I 26 corpi - di cui 10 di bambini sotto i sei anni - furono sepolti in fretta alla rinfusa, senza riguardo per le abitudini e i rituali funebri in voga già all'epoca, quali il seppellire i familiari vicini e con oggetti personali. I crani denunciano colpi molto violenti e oltre metà delle tibie sono state spaccate subito prima o dopo la morte, dato che le fratture non hanno segni di guarigione.
Tutte e tre le fosse risalgono all'epoca in cui l'agricoltura, nata in Medio Oriente qualche millennio prima, era appena arrivata in Europa centrale, facendo sorgere i primi villaggi stanziali formati tipicamente da 30-40 persone. I tre episodi, con qualche decina di vittime ciascuno, sembrano quindi rappresentare la distruzione sistematica di altrettanti villaggi. La carenza fra i cadaveri di giovani donne fa sospettare che queste venissero rapite, rafforzando la tesi di attacchi non occasionali ma organizzati. Presumibilmente, sospetta Meyer da parte di villaggi vicini in competizione per le terre. In ogni caso, studi come questo cambiano l'idea che gli studiosi si stanno facendo della nostra specie e delle nostre potenzialità di violenza.
G. Sabato
(da Rocca n. 19/2015)