Il Nobel per l'economia ad Angus Deaton è uno di quei premi che non dovrebbero dar troppo adito a discussioni. Deaton è un economista estremamente solido, i cui lavori sono profondamente ancorati alla teoria, all'analisi statistica, e alla qualità dei dati. Un economista forse un po' di altri tempi, ostile alle scorciatoie e al sensazionalismo. Si è occupato di teoria del consumo, cercando di comprendere le determinanti delle scelte dei consumatori tra diversi beni, ad esempio tra cibo o beni durevoli, e tra consumo e risparmio. Generazioni di economisti (tra cui la mia) hanno studiato e sudato su un suo meraviglioso libro con John Muellbauer, "Economics and Consumer Behavior", uscito nel 1980. Più recentemente Deaton ha espanso i propri interessi alla teoria dello sviluppo, in cui l'analisi dei consumi ha un ruolo determinante. In questo contesto ha preso posizioni critiche nei confronti di alcuni nuovi sviluppi della disciplina, basati sull'utilizzo di esperimenti controllati e randomizzati come quelli utilizzati in medicina.
Deaton vede nell'uso prevalente di questo tipo di esperimenti una scorciatoia metodologica, appunto, che ci permette di rispondere in modo molto preciso a domande importanti ma "piccole" (come ad esempio1'effetto delle reti antimalariche in un particolare contesto geografico, culturale e temporale), spostando però l'attenzione dalle "grandi" questioni macroeconomiche delle politiche per lo sviluppo ( ad esempio, la relazione tra democrazia e sviluppo, o quella tra libero-scambio e crescita).
Infine, sempre coerente nel privilegiare analisi economica e dati alla retorica, ha analizzato con rigore il dibattito riguardo alla povertà e alla distribuzione del reddito nel mondo, in parte motivate dalle prese di posizione del Papa. In una importante serie di lezioni accademiche di quest'anno, su questi temi, Deaton conclude che il giudizio pessimista di Francesco - che povertà e diseguaglianza del reddito a livello mondiale stiano peggiorando -non è in realtà sostenuto dai dati. Purtroppo però le difficolta inerenti la misurazione di povertà e diseguaglianza non lasciano spazio ad asserzioni precise e motivate.
Alberto Bisin
(Repubblica 13 ottobre)
Deaton vede nell'uso prevalente di questo tipo di esperimenti una scorciatoia metodologica, appunto, che ci permette di rispondere in modo molto preciso a domande importanti ma "piccole" (come ad esempio1'effetto delle reti antimalariche in un particolare contesto geografico, culturale e temporale), spostando però l'attenzione dalle "grandi" questioni macroeconomiche delle politiche per lo sviluppo ( ad esempio, la relazione tra democrazia e sviluppo, o quella tra libero-scambio e crescita).
Infine, sempre coerente nel privilegiare analisi economica e dati alla retorica, ha analizzato con rigore il dibattito riguardo alla povertà e alla distribuzione del reddito nel mondo, in parte motivate dalle prese di posizione del Papa. In una importante serie di lezioni accademiche di quest'anno, su questi temi, Deaton conclude che il giudizio pessimista di Francesco - che povertà e diseguaglianza del reddito a livello mondiale stiano peggiorando -non è in realtà sostenuto dai dati. Purtroppo però le difficolta inerenti la misurazione di povertà e diseguaglianza non lasciano spazio ad asserzioni precise e motivate.
Alberto Bisin
(Repubblica 13 ottobre)