venerdì 15 gennaio 2016

MISNA: LA VOCE DEGLI ULTIMI

Sempre più allarmante lo stato di crisi in cui versa il vasto mosaico dell'editoria cattolica, che non pare proprio fare sconti a nessuno. "Come i dieci piccoli indiani di Agatha Christie, le riviste della stampa cattolica, soprattutto missionaria, scompaiono una a una», osserva Christian Albini (teologo, saggista e collaboratore del mensile dei Paolini Jesus) in un post del 21 dicembre sul suo blog "Sperare per tutti". E cosi, dopo la chiusura di Popoli (la rivista internazionale dei gesuiti, v. Adista Notizie n. 36/14), di Settimana e Il Regno (storici periodici editi dai dehoniani, v. Adista Notizie n. 28 e 32/15 e notizia successiva), dell'editrice Monti (v. Adista Notizie n. 39/15) e dopo l'apertura della crisi a Missione Oggi (mensile missionario saveriano, v. Adista Notizie n. 44/15), solo per citare i casi più recenti, a tirare giù la saracinesca è ora l'agenzia missionaria Misna, nata nel 1997 sotto la guida del giornalista comboniano Giulio Albanese con l'obiettivo di offrire un'informazione libera dalle terre di missione, attingendo alla capillare rete dei numerosissimi religiosi che lì abitano e lavorano. Un'unicum nel panorama mediatico italiano: protagonista, per la prima volta, era la voce stessa dei territori poveri e non più una loro immagine confezionata nelle redazioni nostrane.
Cadono così sotto i colpi della crisi economica molti organi di informazione, forse considerati dagli editori religiosi un investimento secondario e rinunciabile, ma quello che inquieta di più è la progressiva afonia delle voci provenienti da Africa, Asia e America Latina, continenti già abbandonati dalle grandi testate ed emittenti laiche con un susseguirsi di tagli draconiani delle sedi estere. I loro popoli, che rappresentano la maggioranza dell'umanità, cominciano infatti a scomparire dal provinciale panorama informativo del nostro Paese e ciò che resta appare sempre più un'informazione residuale, superficiale e di bassa qualità, in cui il mondo povero diventa "notiziabile" solo quando bussa alle nostre porte. Il danno, in termini culturali, umani e di consapevolezza sulle dinamiche economiche e politiche globali, risulta di proporzioni inimmaginabili.
Giampaolo Petrucci

(Adista 6 gennaio 2016)