lunedì 28 marzo 2016

APPUNTI SULLA PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI MANCUSO

Appunti dall'incontro del gruppo biblico di Torino condotto da Franco Barbero di venerdi 11 marzo 2016.
Franco Barbero presenta il libro di Vito Mancuso, Dio e il suo destino.Prima osservazione: il libro è uno sforzo di riflessione sul presente e sul futuro del cristianesimo e della chiesa; esprime una grande fede e non cade nell'ambiguità di certe posizioni presenti nell'attuale dibattito internazionale che parlano di superamento della religione e di paradigma post religioso. Nel mondo di oggi Dio non è più presente, non “si respira” più Dio. Oggi la relazione non è più con Dio, ma è con le cose. In questo libro invece si afferma sempre valido il cammino delle religioni, ma si svolge una critica sul modo in cui si parla di Dio. Spesso si parla male di Dio e si insulta la preziosissima realtà veicolata con questa parola.
Mancuso non cade nel paradigma postreligioso e non si chiede a cosa serva ancora parlare di Dio. Egli crede in Dio e fa una bella confessione della sua fede (pag.35) e collega la fede alla “cura” delle ferite dell'esistenza: nella tradizione i preti cattolici erano detti curati perchè la loro missione principale era la cura delle persone (46).
L'autore prende congedo dall'immagine di Dio che egli denomina “Deus” e cioè il Dio Padre onnipotente giudice inflessibile, geloso e vendicatore. Attraverso una lunga analisi dei libri della Bibbia (molto bella quella sui salmi) Mancuso analizza questa idea che appare mescolata con quella opposta di un Dio misericordioso che sostiene l'esistenza di tutte le cose e che è il Bene. L'idea di “Deus” è una falsa immagine di Dio che si è tradotta in una ideologia tragica che ha alimentato la catechesi e la predicazione della chiesa.
Anche nel Nuovo Testamento si ritrova , sia pure in forma minore, l'idea di “Deus” e anche il Dio che ci presenta Gesù, dice Mancuso, contiene degli aspetti sconcertanti che derivano dal concetto di Dio della Bibbia ebraica. Egli afferma “Deus non è una figura del tutto negativa, piuttosto è una figura ambigua, luminosa e tenebrosa al contempo, tendenzialmente arbitraria...” (209).
Certo Mancuso coglie nel segno nel rilevare tali ambiguità. Va rilevato tuttavia che la divinizzazione della persona di Gesù che è stata elaborata dalla teologia successiva all'età apostolica e che è condivisa dall'autore ha oscurato gli aspetti più profondamente umani di Gesù, come la possibilità che abbia sbagliato qualcosa su Dio. Gesù non ci ha detto tutto di Dio, ha avuto dei limiti, non era la totalità di Dio, ovvero non lo possedeva ed infatti egli cercava Dio, lo pregava.
Mancuso cerca il nuovo volto di Dio liberato da Deus e lo esprime con le due citazioni iniziali di Van Gogh e Teilhard de Chardin. La sua proposta è il panenteismo, Dio in tutto, ma anche Dio al di là del mondo. Dio è immanente, come dice la bella espressione di Atti 17,28 “In lui … viviamo, ci muoviamo ed esistiamo”. Ma Dio è anche al di là di tutto, non lo possiamo catturare, né possedere, né ingabbiare in definizioni e dogmi.
Dove invece il libro suscita perplessità è sulla teoria della Trinità, analizzata nel capitolo VII dove si ripercorrono le tappe della formazione della dottrina nei primi concili. Il credo trinitario viene presentato come la religione della relazionalità, mentre il monoteismo esprimerebbe una visione di Dio monolitica. Ma questa visione, a mio avviso, non è assolutamente convincente sul piano biblico, perché il Dio ebraico, pur essendo rigorosamente "uno", è un Dio relazionale, a cominciare dalla creazione e poi nei continui interventi che costituiscono la storia della salvezza descritta dalla Bibbia. L'ambiguità  sta nel dare alla definizione trinitaria un valore ontologico, anziché simbolico.
La confusione tra piano ontologico e piano simbolico si trova anche nella teologia del Dio crocifisso, ovvero nell'affermazione che Dio si è incarnato in Cristo ed in lui ha sofferto. (306).

E' noto il dibattito tra Kung e Moltmann su questo tema. E' preferibile la posizione di Kung, per il quale non si può parlare propriamente di un Dio crocifisso, ma di un Dio che è solidale con il dolore del mondo e il culmine di questa solidarietà si manifesta nella passione e resurrezione di Gesù.
Mancuso afferma che Dio è un principio universale e non può essere inteso come una persona. (409) Tuttavia riconosce che noi non possiamo relazionarci con Dio se non come persona. Solo ad una persona si può parlare, solo con una persona si può instaurare un rapporto.
In conclusione il libro di Mancuso è, nonostante le riserve espresse, positivo e stimolante, perchè, da un lato non cede al nichilismo ed al qualunquismo e, dall'altro esce dalle risposte preconfezionate di un catechismo. E' una profonda riflessione che attinge alla fecondità della tradizione, ma respinge le rigidità e le deviazioni del tradizionalismo.
E' un esempio di quella ricerca “dei modi sempre più adatti di comunicare la dottrina cristiana agli uomini” di oggi che la Gaudium et spes (n. 62) auspicava “perchè altro è il deposito o le verità della fede, altro è il modo con cui vengono enunziate, rimanendo pur sempre lo stesso significato e il senso profondo”. Purtroppo la chiesa ufficiale ha interpretato in modo restrittivo queste parole ed ha anteposto la dottrina al messaggio, invece di intenderla come strumento funzionale al messaggio.
Nel dibattito che è seguito alla relazione è emersa soprattutto la difficoltà di comprendere certi passi della Bibbia, frequenti soprattutto nel primo Testamento in cui Dio si manifesta in forma autoritaria e violenta, una forma che ripugna alla nostra sensibilità moderna.
A questa osservazione Franco ha risposto che la Bibbia esprime la fatica umana di cercare Dio, è una testimonianza della fragilità dell'uomo che si trova sempre in uno stato di contraddizione. La Bibbia non va intesa come parola di Dio calata dall'alto, ma come parola dell'uomo alla ricerca di Dio che si esprime nei limiti e con i condizionamenti di una determinata cultura. Dio rispetta questi limiti, ma conduce l'uomo verso un cammino continuo: ciascun uomo è chiamato ad una scelta su come impostare la propria vita.

Guido Allice