giovedì 31 marzo 2016

Chaouqui a Balda: gestisci gli amici a Dubai

A Dubai il monsignore e la pr avevano «messo in piedi» qualcosa, e avevano «amici». Persone con cui era essenziale continuare a «gestire bene i rapporti», nonostante il grande litigio che aveva diviso le strade di Lucio Vallejo Balda e Francesca Immacolata Chaouqui. E nella rete di amicizie coltivate all'interno della Santa Sede, ne spunta una più importante di altre: quella con il potente presidente della Commissione cardinalizia dello Ior, Santos Abril Y Castellò. È nel carteggio digitale agli atti del processo Vatileaks che si rintracciano pezzi del retroscena del misterioso viaggio di tre giorni negli Emirati Arabi che Balda fece a cavallo tra il dicembre 2014 e il gennaio 2015 in compagnia dell'ex colonnello dei Ros imputato per la trattativa Stato-Mafia, Giuseppe De Donno. Una gita che - secondo l' ipotesi investigativa su cui sta lavorando la Gendarmeria vaticana - si concluse con la consegna di una cartella clinica fasulla di Papa Francesco a presunti servizi segreti cinesi. Torniamo al maggio scorso, dunque. Il periodo in cui l'amicizia tra i due componenti della Cosea si rompe. Cominciano a parlarsi alle spalle, si registrano di nascosto. Ma hanno un problema: che fare della rete di relazioni di alto livello che hanno intessuto? Il 26 maggio Francesca Chaouqui scrive a Balda una mail di fuoco: «Io mi tiro fuori e con me le persone che ho coinvolto, a partire dal ministro. Mi stai facendo male e non lo merito. Sei libero di portare avanti ciò che avevamo messo in piedi. Abbi cura di due cose: 1) gestisci bene il rapporto con l'aldilà perché se sbagli ci facciamo male entrambi. Idem gli amici di Dubai. Idem i rapporti con chi tu sai; 2) Ti ho coinvolto in certe cose solo perché io credevo che sul lavoro eravamo una cosa sola. Ho sbagliato, però silenzio. Io su di te e tu su di me». Il giorno dopo, Chaouqui gli invia un' altra mail, con un' ulteriore raccomandazione da sottoporgli: «Abryl è quello che veramente si fida di te in tutto. È una persona a cui tengo moltissimo, che mi vuole bene. Non parlargli male di me, per favore. Lealtà mio caro, niente di più, lasciamo che i fatti parlino, come è stato per la Sicav in Lussemburgo. Unica certezza: mi mancherai, io a Firenze non fingevo». Un comportamento «sconcertante e irresponsabile», lo definisce il segretario generale della Cei monsignor Nunzio Galantino, «da parte di collaboratori messi lì per aiutare il cammino di purificazione all'interno della Chiesa». Fabio Tonacci
(La Repubblica, 19 marzo)