mercoledì 16 marzo 2016

L’altra metà della mazzetta

E' difficile capire se si tratti di un segno di emancipazione o dl degenerazione, ma tutte le ultime inchieste marcano un cambiamento epocale nel costume italiano. O meglio nel malcostume, perché ormai le quote rose si sono imposte anche nel mercato della corruzione. E le protagoniste sono donne che hanno conquistato le cariche più alte della pubblica amministrazione. La storiaccia tutta al femminile di Maddaloni, con il sindaco Rosa e l'assessore Cecilia che si facevano consegnare le mazzette a casa di mammà, arriva dopo lo scandalo di Palermo, dove sono indagate l'allora prefetto Francesca e l'allora presidente del tribunale Silvana. E l'istruttoria sulle presunte pressioni per la sentenza sulla sospensione di Vincenzo De Luca dal vertice della Regione Campania? Anche in quel caso nel mirino c'è il magistrato Anna. Voi direte, tutte vicende meridionali, terra di tradizione matriarcale. No, perché in Lombardia l'imprenditrice Maria Paola pagava il braccio destro di Roberto Maroni pur di costruire l'impero delle dentiere. E nelle bustarelle venete del Mose compare la longa manus di Claudia, ex portaborse diventata top manager. Ovviamente trattandosi di istruttorie recenti vale la presunzione di innocenza, ma emerge già con chiarezza la trasformazione della società dai tempi di Mani Pulite, quando nei processi comparivano soltanto segretarie, mogli e  amanti: tante ancelle senza mai una regina delle tangenti che desse scacco matto agli uomini.
Gianluca Difeo

(La Repubblica 8 marzo)