giovedì 17 marzo 2016

PREGARE

Anni di studi biblici mi hanno innamorato (sempre dentro una vita molto laica e mossa) della preghiera biblica. Oggi prego come un bimbo che riposa tra le braccia della madre. Conosco le lacrime di gioia e il grido dell'inquietudine e dell'angoscia. La preghiera ebraico-cristiana, prima di tradursi in preghiere, è la struttura interiore per cui penso tutta la via come un dialogo, come un attingere alla Sorgente, come un volgere cuore e occhi alla fonte della vita, la roccia del mio cuore.
Pregare è riconoscere che sono decentrato da me, che sono situato in una relazione d'amore che precede, accompagna e supera la mia vita; significa buttare via i miei lievi giorni e i miei contati anni tra le braccia dell'Eterno e affidare a Lui le mie fatiche, le mie gioie, le mie sconfitte,. La preghiera mi libera dall'ossessione dell'io, dell'autocentramento e mi ossigena il cuore nel profondo.
Ecco perché (lo sanno bene nella mia comunità e nelle comunità amiche!) io sono spietato e sferzante verso quei cristiani che, non più in sintonia con talune forme di preghiera, cessano di pregare anziché inventare una "nuova preghiera".
Franco Barbero