giovedì 24 marzo 2016

Teologia in esilio

La vita e l'agenda possono essere piene senza Dio. Che si tratti di un "ateismo banale", come diceva Dorothee Sölle o di un "complesso di valori edonistico-utilitaristici", il risultato è sempre questo radicale commiato dall'idea stessa di Dio.

Queste metamorfosi delle strutture della coscienza permettono il congedo dal "mito di Dio e dalla prassi religiosa" in virtù della sostituzione. Dio viene licenziato come presenza inutile, residuo d'un passato mitico, e sostituito da parte di qualcosa che risulta più appagante. Il teologo Cristian Duquoc parla di "teologia in esilio", di una cultura indifferente e di un congiuntura inospitale.

Ci troviamo a fare i conti con una forma di secolarismo che cancella Dio dall'orizzonte della vita e della relazione dei viventi. Spesso l'occhio della fede ci porta a constatare che l'azzeramento di Dio in realtà ha anche un altro volto: "Una pioggia di dei sta cadendo dal cielo sui riti funebri dell'unico Dio" (Kolakowski).

Lo spazio "liberato" dall'ingombrante presenza di Dio può venire invaso da una legione di idoli che ci imprigionano nei loro templi ed hanno i loro riti e i loro santi.