ricambio di cuore gli auguri a te e famiglia.
Vengo alla lettera ai Filippesi 2, 5-11.
E' il pezzo forte con cui alcuni tradizionalisti elaborano una cristologia "alta", che fa di Gesù un Dio o quasi. In questi ultimi 50 anni gli studi su questi versetti si sono moltiplicati ed arricchiti, anche per la conoscenza della cultura ebraica e per il miglior utilizzo del metodo storico -critico.
1) Soprattutto questi versetti sono stati finalmente letti ed interpretati nel contesto storico e letterario dell'intero scritto paolino. A Filippi "la comunità" era attraversata da rivalità, vanagloria ed autocentramento. Paolo, ricorda in 1-5 la testimonianza di Gesù, il servitore per eccellenza. Tale memoria, in aperto contrasto con la realtà comunitaria, serve all'apostolo per fornire una esortazione vibrante ai fratelli e alle sorelle di Filippi. Se non si contestualizzano questi versetti con il loro scopo esortativo, si rischia di farne una lettura apologetica o dogmatica.
2) Non è probabile che il testo sia paolino. Paolo lo ha fatto suo, ma esso quasi certamente è nato in qualche momento memoriale e cultuale del nazareno. In più si tratta del genere letterario innologico. I due Testamenti sono pieni di inni e chi legge la letteratura eucologica come letteratura dogmatica prende uno svarione ermeneutico, di quelli tipici della dogmatica cattolica. Un inno è poesia, immagine, adombramento, enfasi, crelebrazione estatica ed apologetica.
3) Molto interessante è la traduzione- trasposizione di Giuseppe Barbaglio: "Lui che è a immagine di Dio , non ha approfittato del suo essere come Dio " (Le lettere di Paolo, Borla , vol.II, pgg.560-579).
Il pensiero corre subito a Giovanni 1, 1-18 dove l'enfasi innico-poetica, abitualmente decontestualizzata, indusse spesso a divinizzare Gesù. Barbaglio nota e ribadisce che il protagonista di questa pagina è Dio che "ha esaltato Gesù". Basta arrivare al versetto 11 per avere chiaro che tutto "a gloria di Dio Padre".
4) Ma sia Barbaglio che Craddock (Filippesi, Claudiana 2015, traduzione di uno studio pubblicato in inglese nel 1985), in densissime pagine che qui non posso riportare, evidenziano che questo linguaggio è funzionale alla illustrazione della prassi e del messaggio di Gesù in contrasto con la realtà interna ed esterna della "comunità". Il linguaggio enfatico rispetto a Gesù ha esattamente lo scopo di illuminare il quadro e la distanza da Gesù della comunità che egli esorta ad "avere gli stessi sentimenti di Cristo Gesù".
5) E' letterariamente evidente che qui viene usata la ben nota e diffusissima categoria della preesistenza. Essa serve come mezzo linguistico ed immaginifico per celebrare la funzione che Dio ha assegnato a Gesù. Tale categoria della preesistenza era già stata assegnata alla Sapienza, compagna di Dio nell'opera della Creazione, alla Torah e allo Shabbat: "i cristiani utilizzarono la preesistenza per affermare che nell'umanissimo nazareno crocifisso avevano incontrato una realtà che andava oltre tutte le contingenze temporali, greografiche e storiche"(Craddock pag. 47). Detto per noi oggi: Nell'uomo Gesù e nel suo messaggio e nella sua prassi noi abbiamo fatto esperienza di Dio.
6) Non da ultimo vorrei ricordare che Ortensuio Da Spinetoli, nel suo libro "Chiesa delle origini chiesa del futuro" (Borla, pag.19) vede nel linguaggio di questo inno "non un valore filosofico (sostanza, essenza o sussistenza, concetti estranei alla mentalità ebraica), ma esistenziale", cioè la dignità di chi svolge una missione affidatagli da Dio.
7) Va da sé che la pluralità dei linguaggi biblici ha bisogno di una rigorosa disamina storica e letteraria per poter "abitare" con consapevolezza la impermanenza, la transitorietà delle nostre immagini e il bisogno di dire la nostra fede con creatività.
Aggiungo, per chi vuole approfondire queste mie prime note che debbo contrarre, che saranno utili le letture dei 36 studiosi che i nostri Barbaglio e Craddock citano a margine dei loro studi. A me sono stati utilissimi.
Un carissimo saluto pieno di gioia pasquale. Anche da Fiorentina che, quando i miei occhi si stavano chiudendo,
mi ha regalato il dono di copiare i miei appunti.
Franco Barbero