Don Ciotti e i sacerdoti che lasciano
Ha idealmente abbracciato tutti i suoi sacerdoti - presenti in Duomo a centinaia -, monsignor Cesare Nosiglia, giovedì, alla Messa Crismale. E non ha dimenticato i «confratelli che hanno lasciato il sacerdozio». Nella celebrazione in cui vengono benedetti gli oli per i sacramenti e in cui i preti rinnovano le promesse sacerdotali, ha sottolineato: «E' nostro compito non abbandonarli ma continuare ad avere rapporti di amicizia e dialogo con loro, facendoli sentire partecipi del cammino di fede della Chiesa a cui hanno comunque dato parte della loro vita; e accompagnandoli con la preghiera». Un fenomeno, quello dei preti che lasciano, che è stato «di massa» negli anni della contestazione, e continua con casi sporadici (a Torino, nel 2015, ha lasciato «un prete modello», così lo ha definito Nosiglia).
«Io sono stato ordinato sacerdote nel '68 - ha spiegato l'arcivescovo - e con i compagni di corso al Seminario di Rivoli ci troviamo una volta l'anno: ci sono sempre anche quelli che hanno lasciato, c'è un ottimo rapporto. Chiedo sempre ai parroci di inserirli nella pastorale, sono molti quelli impegnati». Amicizia, dunque. Poi, un gesto significativo nell'anno della Misericordia.
Per don Luigi Ciotti, in Duomo giovedì, «ricordare, come ha fatto l'arcivescovo, i sacerdoti che "hanno lasciato", è bello e giusto: bello perché e un segno di riconoscimento e di attenzione. Giusto perché ci fa prendere coscienza dell'impegno condiviso con questi amici prima che prendessero altre strade. Testimonianza di una Chiesa che non esclude ma nemmeno dimentica, grata verso chiunque, nei suoi modi e limiti ha prestato un servizio». Al Gruppo Abele è accaduto, nel tempo, di accogliere alcuni di loro. «Ci è accaduto di offrirgli un modo dignitoso di guadagnarsi da vivere. A volte un sostegno, perché il lasciare il ministero sacerdotale è stato per alcuni una scelta difficile, di sofferenza e solitudine». Don Ciotti sottolinea che «molti hanno trovato modo; in altri contesti, di portare lo spirito e la responsabilità del Vangelo: la vicinanza ai poveri, agli ultimi. Non dimentico che a segnalarmi certe situazioni sono stati Michele Pellegrino, Anastasio Ballestrero, Carlo Maria Martini, Tonino Bello. Vescovi attenti, aperti, vicini a chi fa fatica. Pellegrino, quando seppe che un prete che aveva lasciato il ministero si trovava in difficoltà, in grande riservatezza provvide ad acquistargli i mobili di casa».
Maria Teresa Martinengo
(La Stampa 26 marzo)
Però le cose non stanno proprio così. Molti preti hanno lasciato il ministero perché sono stati cacciati. E' il caso di chi si è sposato. La verità è più amara. Ci sono leggi che escludono, cacciano, abbandonano.
Franco Barbero